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al manomesso non ho messo mano (nemmeno io)
Adesso io ho una nuova casa, bella
anche adesso che non v’ho messo mano
ancora. Tutta grigia e malandata,
con tutte le finestre rotte, i vetri
infranti, il legno fradicio. Ma bella
per il sole che prende ed il terrazzo
ch’è ancora tutto ingombro di ferraglia,
e perché da qui si può vedere quasi
tutta la città. E la sera al tramonto
sembra una battaglia lontana la città.
Io amo la mia casa perché è bella
e silenziosa e forte. Sembra d’aver
qui nella casa un’altra casa, d’ombra,
e nella vita un’altra vita, eterna.
*
PIP (pulsante inchino profondo) e puntata n.2
Questa è la nostra vita. Questi nostri
volti vagabondi come musi
di cani ci somigliano. Il vento
il sole le corolle rosse e blu,
i sogni mai sognati i nostri sogni.
Questa è la nostra vita e nulla più.
Emanuele Trevi:
http://www.poesia2punto0.com/2013/10/13/sono-felice-e-triste-un-ritratto-di-beppe-salvia/
volti vagabondi come musi
di cani ci somigliano. Il vento
il sole le corolle rosse e blu,
i sogni mai sognati i nostri sogni.
Questa è la nostra vita e nulla più.
Emanuele Trevi:
http://www.poesia2punto0.com/2013/10/13/sono-felice-e-triste-un-ritratto-di-beppe-salvia/
Il lume accanto allo scrittoio
Noi proviamo in questa notte a scrivere della vita e della morte. La letteratura ufficiale ancora adombra con grave e dimessa incuria la volontà di lenire (sorridere è uno stile come tacere) e ispira, subìto pentita, nuove rinnovate schiere di verseggiatori sentimentali e scolari giustamente beffardi. In queste nostre pagine dunque noi proviamo a far vivere ogni nostro dolore o limite o sofferenza o gioia poiché vogliamo ridare allo scritto, un pensiero vergato perché rimanga, il suo più immediato valore che è quello di partecipare esso stesso del vivere, e far vivere anche noi che fuggiamo altrimenti, nel suo duplice calore di ricordo e d'attesa. Poiché del presente il pensare è fuggiasco.
E noi, noi moderni, costretti a sperare o dimenticare, riviviamo ogni giorno un giorno troppo uguale. Si perde così ogni passione.
Anche perché le passioni non più scritte o coltivate in una scrittura interiore son tutte eguali.
E il piacere è gioia e la gioia è dolore.
E il ricordo felicità e la felicità dimenticanza.
Allora non più i nostri versi si ingannano se appaiono confusi, ma ben più grato è il nostro amore per essi se un disteso piacere li rende aggraziati e al contempo un rigore di pensiero li provi al diffuso dolore.
Per non rischiare di contemplare i nostri volti abbiano scritto di essi. Poiché un volto pur bello, e se bello ancor più, ha la virtù di sparire rimediarsi allontanare il suo più profondo rilievo.
Altrimenti in quelle parole a fatica tratte a descrivere passioni e orrori la bellezza è seconda. Il favore che ad esse parole scrivendo chiediamo è di rifletterci il volto mille volte lo stesso le mille volte che esso, è mutevole il tempo, s'acciglia e si trasforma.
Non è semplice chiedere questo; è come sedurre il destino, ma nell'opera è l'opera. Il merito e il valore ce ne disinteressiamo.
E noi, noi moderni, costretti a sperare o dimenticare, riviviamo ogni giorno un giorno troppo uguale. Si perde così ogni passione.
Anche perché le passioni non più scritte o coltivate in una scrittura interiore son tutte eguali.
E il piacere è gioia e la gioia è dolore.
E il ricordo felicità e la felicità dimenticanza.
Allora non più i nostri versi si ingannano se appaiono confusi, ma ben più grato è il nostro amore per essi se un disteso piacere li rende aggraziati e al contempo un rigore di pensiero li provi al diffuso dolore.
Per non rischiare di contemplare i nostri volti abbiano scritto di essi. Poiché un volto pur bello, e se bello ancor più, ha la virtù di sparire rimediarsi allontanare il suo più profondo rilievo.
Altrimenti in quelle parole a fatica tratte a descrivere passioni e orrori la bellezza è seconda. Il favore che ad esse parole scrivendo chiediamo è di rifletterci il volto mille volte lo stesso le mille volte che esso, è mutevole il tempo, s'acciglia e si trasforma.
Non è semplice chiedere questo; è come sedurre il destino, ma nell'opera è l'opera. Il merito e il valore ce ne disinteressiamo.
Braci 1, 1980
poco, per cominciare, propedeutico, per correre
[...]
Ahi che Stanchezza mi giunge adesso,
addosso, e mi sottrae il cuore mio,
tutto quel che non fosse inganno, ressa
d’esorcismi, malagrazia del dio,
tutto che il sole m'ha nutrito; Essa
ingenera una paziente chio-
sa di morte sensi mente bellezza,
che pare farmi desto e invece, ch'io
sappia, mi dice, quanto non può Vero
farsi salute, corpo tanto forte,
cuore di zucchero, mente di pietra.
Così nulla accade, mi dice, e il Vero
verità franca e cortese induce a morte;e nulla tradirà l'arguta pietra
primeva, che non muove o si desta.
[...]
Inverno dello scrivere nemico
*
[...]
(Quanto fu lunga la mia malattia,
e tanto amara la mia vita in quella
fu stretta e spiegazzata come un cencio,
e io pallido e stanco come un mondo
intero dovessi sopportar tutto
su la mia schiena, faticavo tanto,
m'immaginavo mondi tutti assai
più lievi e volatili di questo mio,
che tanto m'affliggeva e tormentava,
e vaneggiavo di nascoste verità
e cieli quieti di pensieri chiari
ove più mio l'animo affranto potesse
dimorare, e non trovavo queste
cose che non esistono, e soffrivo)
[...]
Cuore
http://www.beppesalvia.it/braci/10.html
Ahi che Stanchezza mi giunge adesso,
addosso, e mi sottrae il cuore mio,
tutto quel che non fosse inganno, ressa
d’esorcismi, malagrazia del dio,
tutto che il sole m'ha nutrito; Essa
ingenera una paziente chio-
sa di morte sensi mente bellezza,
che pare farmi desto e invece, ch'io
sappia, mi dice, quanto non può Vero
farsi salute, corpo tanto forte,
cuore di zucchero, mente di pietra.
Così nulla accade, mi dice, e il Vero
verità franca e cortese induce a morte;e nulla tradirà l'arguta pietra
primeva, che non muove o si desta.
[...]
Inverno dello scrivere nemico
*
[...]
(Quanto fu lunga la mia malattia,
e tanto amara la mia vita in quella
fu stretta e spiegazzata come un cencio,
e io pallido e stanco come un mondo
intero dovessi sopportar tutto
su la mia schiena, faticavo tanto,
m'immaginavo mondi tutti assai
più lievi e volatili di questo mio,
che tanto m'affliggeva e tormentava,
e vaneggiavo di nascoste verità
e cieli quieti di pensieri chiari
ove più mio l'animo affranto potesse
dimorare, e non trovavo queste
cose che non esistono, e soffrivo)
[...]
Cuore
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