Georgien 2008

Georgien 2008

un coagulo coacervo convergente










Il catalogo di Hans Werner Henze è sterminato, attingendo ad esso si fanno sempre delle belle scoperte:
"Heliogabalus imperator" è propriamente una “allegoria in musica” per orchestra ma, in effetti, lo si può considerare una sorta di poema sinfonico “cinematic, circus like”, come lo ha definito lo stesso autore.
Composto nel 1972 e dedicato a Luigi Nono e al poeta cileno Gaston Salvatore, ha per tema il tanto breve quanto turpe regno dell’adolescente Eliogabalo, imperatore romano del terzo secolo. Le fonti d’ispirazione sono l’Héliogabale di Antonin Artaud e la silloge Algabal di Stefan George. Riporto dal primo un breve passo in cui Artaud mette in chiaro il nucleo simbolico che sta alla base del suo testo: “Ma se, in tutti i paesi in cui si cerca di porsi direttamente in comunicazione con le forze separate di Dio, vi sono dei templi per il sole, e dei templi nemici per la luna, e altri templi per il sole e la luna mescolati, in nessun momento della Storia, e su un così ristretto spazio di terra, che quelle lotte hanno sconvolto, si trova mai, come in Siria, una simile concentrazione di templi in cui il maschio e la femmina contemporaneamente si divorano, si mescolano, e separano le loro facoltà.
La vita d'Eliogabalo mi sembra essere il tipico esempio di questa specie di dissociazione dei principi; ed è l'immagine eretta e portata al più alto punto della mania religiosa, dell'aberrazione e della follia lucida, l'immagine di tutte le contraddizioni umane, e della contraddizione nel principio, che io ho voluto descrivere in lui, come si vedrà nel capitolo seguente.” (Antonin Artaud, Eliogabalo o l’anarchico incoronato, Adelphi, Milano 2007 - a cura di Albino Galvano)
L’inventiva timbrica di Henze è sempre strabiliante, piena d’espressività e di vis drammatica. Basti dare solo un’occhiata all’immenso apparato di percussioni. Esso è diviso in cinque sostanziosi gruppi all’interno dei quali possiamo trovare il flexaton di shostakoviciana memoria, due tipi di richiamo per uccelli, ruggito, campana da elefante, campane da gregge, sirena di battello, lastra di latta, etc etc, tanto per citare le più stravaganti. Gli strumenti, poi, sono suonati con le più svariate tecniche e modi di attacco del suono (tra i tanti il pizzicato alla Bartok, quello in cui si lascia rimbalzare la corda sulla tastiera). Nell’evocare l’esotismo barbarico dell’argomento, insomma, la follia e la decadenza della corte di Eliogabalo, la sua fantasia si scatena in una miriade di sonorità dalle armonie vischiose, in segni e gesti sonori evocativi che, in mancanza di un referente descrittivo preciso, si possono definire onomatopee astratte. La temperie “cinematografica” di questo pezzo, nella sua ricchezza orchestrale, rievoca in più punti il Firebird stravinskiano (e c’è anche una lieve citazione del Ballet mécanique di Antheil) mentre la parte circense, più sperimentale -credo-, è affidata alle parti improvvisate ed aleatorie. Parti che nella revisione della partitura del 1986 sono state notevolmente sfrondate perché giudicate dallo stesso Henze “maldestre”.





https://www.youtube.com/watch?v=LTm-ysvHu9w&list=WL&index=10&fbclid=IwAR2sGoxma2rCoMtA7GOGoXuu_HOAxk64RWuH-dyf852oJHuMNWYs6S2h1zw

https://www.youtube.com/watch?v=xieSi8Bz8lo&list=WL&index=9&fbclid=IwAR3oyCaGWB0IsMEtyGEEcgznoaBxcM1mS9KD-nFtAVBaOFc8EQtTfZvaUew











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