Georgien 2008

Georgien 2008

drums, bass and so on (tutto detto, ben detto!)

il contrabbassista chiuse le chiavi nella macchina? Ci mise due ore per far scendere il percussionista che era rimasto dentro! Nel mondo della musica, quelli che danno il ritmo - i batteristi, i percussionisti, i violisti, i contrabbassisti - sono spesso il soggetto di ironia feroce da parte degli altri: passano un po’ per “i fessi” del giro.
Ebbene, non c’è nulla di più sbagliato: secondo una ricerca del Karolinska Institutet di Stoccolma, ci sarebbe una relazione precisa tra l’intelligenza, il senso del ritmo e la parte del cervello che si dedica alla soluzione dei problemi.
L’esperimento, condotto su un gruppo di batteristi, prevedeva una sessione musicale e poi un test d’intelligenza basato su 60 problemi. I musicisti che hanno ottenuto i risultati migliori sono stati anche quelli che hanno tenuto meglio il ritmo. Ma c’è di più: saper seguire il tempo può essere utile anche agli altri. Secondo altri studi, la presenza di un ritmo preciso aiuta le funzioni cognitive.
A dimostrarlo il lavoro di un docente di psicologia dell’Università di Washington, che usando terapie basate su luci e suoni ritmici ha ottenuto ottimi risultati sui suoi studenti. Lo stesso metodo è stato usato in altri campi scolastici, sempre con successo. Una ricerca di Oxford ha invece scoperto che mentre suonano, i livelli di sopportazione del dolore e di felicità aumentano.
E infine, ad Harvard è venuto fuori che i batteristi, per tenere il tempo, utilizzano lo stesso “orologio interno” che si muove in “onde” più che in modo lineare come fa un orologio meccanico, lo stesso meccanismo che sembra essere presente nel battito cardiaco durante il sonno e nel funzionamento delle onde cerebrali.

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