Misurata per la prima volta la «doppia» natura
della luce, che secondo la meccanica quantistica è composta da fotoni,
elementi che sono simultaneamente sia particelle che onde. Un team di fisici
dell'università di Bristol, fra cui compare un «cervello in fuga» italiano,
Alberto Peruzzo, è riuscito a inventare uno strumento in grado di misurare
contemporaneamente la doppia natura dei fotoni. La ricerca è stata pubblicata il 2 novembre sulla
rivista Science.
La dualità onda-particella
dei fotoni è uno degli interrogativi più intriganti della fisica, tanto da
esser stato definito «il vero mistero della meccanica quantistica» dal premio
Nobel Richard Feynman.
Il dibattito fra le teorie
ondulatorie e particellari della luce accompagna la storia della scienza
fin dagli albori. Isaac Newton nel XVII secolo era il principale sostenitore
della teoria particellare, che poi però dovette cedere il passo alla teoria
ondulatoria, dopo gli esperimenti di Thomas Young (all'inizio del XIX secolo)
per arrivare fino alla teoria dell'elettromagnetismo di James Clerk Maxwell.
Nel 1905 fu Albert Einstein a sparigliare le carte: dimostrò che era possibile
spiegare un particolare fenomeno, l'effetto fotoelettrico, tornando all'idea
che la luce fosse formata di particelle, vale a dire i fotoni.
Oggi la teoria quantistica spiega
che la natura del fotone dipende dal mezzo di osservazione: particolari
misure sperimentali possono attribuire alla luce la natura particellare, altri
apparati quella ondulatoria. Il problema è che finora non è stato possibile
concepire un apparato sperimentale in grado di misurare contemporaneamente la
doppia natura del fotone.
ESPERIMENTO - Proprio qui sta la novità introdotta dal team di Bristol.
Peruzzo, Peter Shadbolt e Jeremy O'Brien del Centro di fotonica quantistica
hanno fatto squadra con i teorici quantistici Nicola Brunner e Sandu Popescu
per concepire uno strumento in grado di misurare simultaneamente sia il comportamento
particellare che ondulatorio della luce. Peruzzo spiega che questo dispositivo
si incardina su un noto principio, contro-intuitivo come gran parte della
meccanica quantistica, vale a dire quello della «non-località».
La teoria quantistica va contro il
principio della «località» (ciò che accade in un luogo non può influire
immediatamente su ciò che accade in un altro luogo) e presenta fenomeni come l'entanglement, vale
a dire che per due particelle che nascono dallo stesso processo, ciò che accade
a una particella ha effetti istantanei anche sull'altra, indipendentemente
dalla distanza che le separa.
Il ricercatore italiano riporta che
«l'apparato di misura ha rivelato forte non-località, certificando nel nostro
esperimento che il fotone si è comportato simultaneamente sia come
un'onda che come una particella.
Ciò rappresenta una chiara
confutazione dei modelli in cui il fotone è alternativamente o un'onda o una
particella».
O'Brien, direttore del Centro di
fotonica quantistica, aggiunge: «Per condurre questa ricerca abbiamo usato un chip
fotonico, tecnologia innovativa inventata a Bristol. Il chip, che è
riconfigurabile e perciò può essere programmato e controllato per realizzare
circuiti diversi, è una delle tecnologie leader per la costruzione del computer
quantistico».
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