Georgien 2008

Georgien 2008

Frùhling der Seele / Primavera dell'anima












Frühling der Seele


Aufschrei im Schlaf; durch schwarze Gassen stürzt der Wind,
das Blau des Frühlings winkt durch brechendes Geäst,
purpurner Nachttau und es erlöschen rings die Sterne.
Grünlich dämmert der Fluß, silbern die alten Alleen
und die Türme der Stadt. O sanfte Trunkenheit
im gleitenden Kahn und die dunklen Rufe der Amsel
in kindlichen Gärten. Schon lichtet sich der rosige Flor.
Feierlich rauschen die Wasser. O die feuchten Schatten der Au,
das schreitende Tier; Grünendes, Blütengezweig
rührt die kristallene Stirne; schimmernder Schaukelkahn.
Leise tönt die Sonne im Rosengewölk am Hügel.
Groß ist die Stille des Tannenwalds, die ernsten Schatten am Fluß.
Reinheit! Reinheit! Wo sind die furchtbaren Pfade des Todes,
des grauen steinernen Schweigens, die Felsen der Nacht
und die friedlosen Schatten? Strahlender Sonnenabgrund.
Schwester, da ich dich fand an einsamer Lichtung
des Waldes und Mittag war und groß das Schweigen des Tiers;
weiße unter wilder Eiche, und es blühte silbern der Dorn.
Gewaltiges Sterben und die singende Flamme im Herzen.
Dunkler umfließen die Wasser die schönen Spiele der Fische.
Stunde der Trauer, schweigender Anblick der Sonne;
es ist die Seele ein Fremdes auf Erden. Geistlich dämmert
Bläue über dem verhauenen Wald und es läutet
lange eine dunkle Glocke im Dorf; friedlich Geleit.
Stille blüht die Myrthe über den weißen Lidern des Toten.
Leise tönen die Wasser im sinkenden Nachmittag
und es grünet dunkler die Wildnis am Ufer, Freude im rosigen Wind;
der sanfte Gesang des Bruders am Abendhügel.




Primavera dell’anima


Un grido nel sonno; per vicoli 
neri precipita il vento,
l’azzurro della primavera accenna fra rami che si spezzano,
purpurea rugiada notturna, e intorno si spengono le stelle.
Verdognolo albeggia il fiume, argentei i vecchi viali
e le torri della città. Oh tenue ebbrezza
nella chiatta che scivola e gli oscuri richiami del merlo
in giardini infantili. Si illumina già la rosea radura.
Solenni scorrono le acque. Oh le umide ombre del prato,
l’animale che incede; inverdiscono i rami in fiore
muovono la fronte di cristallo; luccicante dondola la chiatta.
Canta sommesso il sole tra le nubi in rosa sul colle.
Grande il silenzio dell’abetaia, le ombre 
serie sul fiume.
Purezza! Purezza! dove sono gli spaventosi sentieri della morte,
del grigio petroso tacere, le rocce della notte
e le ombre senza pace? raggiante abisso del sole.
Sorella, quando ti trovai in solitaria radura
del bosco e era mezzogiorno e grande il silenzio dell’animale;
biancore sotto quercia selvaggia, e argentea 
fiorì la spina.
Violento morire e la fiamma canora nel cuore.

Più cupe le acque circondano i giochi belli dei pesci.
Ora del lutto, più silente sguardo del sole;
è l’anima un'estranea alla terra. Spirituale albeggia
l’azzurrità sul bosco abbattuto e suona a lungo
una campana cupa in paese; pacifico commiato.
Silenzioso fiorisce il mirto sulle bianche palpebre del morto.
Sommesse cantano le acque nel pomeriggio in declino
e inverdisce più cupa la sterpaglia alla riva, gioia nel vento roseo; 
il canto tenue del fratello sul colle serotino.






da Siebengesang des Todes / Canto della morte a sette voci



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