Georgien 2008

Georgien 2008

lui stava morendo, telepatia dei coniugi


Amore mio, non ho parole per scrivere questa lettera... la sto scrivendo nel vuoto dello spazio. Forse al tuo ritorno non mi troverai. Allora questa lettera sarà per te il mio unico ricordo... La vita può davvero essere lunga. Com'è duro e lento per noi questo destino di morire soli. Come può un simile destino toccare a due esseri inseparabili? Cuccioli e infanti, quando ce lo siamo meritato? Tu hai meritato questo, angelo mio? Tutto continua come prima. Non so nulla. Sì, invece, so tutto... ogni giorno, ogni ora della tua vita mi appaiono chiari e distinti come in un delirio... Nel mio ultimo sogno ti compravo del cibo in un sordido ristorante d'albergo. Gli uomini intorno a me erano perfetti sconosciuti. Dopo averlo comprato, mi rendevo conto che non sapevo dove portarlo, perché non so dove sei... Quando mi sono svegliata ho detto a Sura: "Osia è morto". Io non lo so se tu vivi ancora, ma dopo quel sogno ho perduto ogni tua traccia. Non so dove ti trovi. Mi puoi sentire? Sai quanto ti amo? Non potrei mai dirti quanto ti amo. Neanche ora riesco. Parlo con te, solo con te. Tu mi sei sempre accanto, e io che sempre sono stata così dura e irascibile, e non ho mai saputo piangere semplici lacrime... ora io piango e piango e piango ancora... Sono io: Nadia. Dove sei tu?


Nadežda Mandel'štam, moglie del poeta Osip Mandel'štam





È una lettera incredibilmente intensa: a me sembra il modello purissimo della lettera d'amore. C'è la parola che parla e che parla (parlo con te, solo con te), e c'è la coscienza di quell'ineffabilità che rende l'amore così simile ad un'esperienza religiosa (Non ho parole... non potrei mai dirti quanto ti amo). C'è il non sapere, che dà angoscia (Non so nulla), e c'è il sapere: un sapere assoluto e totale, che dà quasi l'ebbrezza (Sì, invece, so tutto...). C'è quel senso atroce della solitudine che solo l'amore sa rivelare (questo destino di morire soli...) e insieme l'impossibilità di separarsi da colui che si ama: presenza irreale che diventa ossessione continua e febbrile (Parlo con te, solo con te. Tu mi sei sempre accanto). C'è la definizione di se stesso (Sono io: Nadia) in rapporto ad un tu, che solo potrebbe dare a quell'io una realtà: ma il tu non c'è, e la lettera d'amore finisce così col trasformarsi in un interrogativo disperato: Dove sei tu? – L'amore non è altro che questo: una domanda rivolta al vuoto, rivolta al nulla. "Io ti amo" significa, né più né meno: "Dove sei tu?".
Giangiacomo Amoretti

Nessun commento:

Posta un commento

here we are