foto Wolfgang Korall
1 Beato l'uomo che non va nel consiglio degli empi, e nel centro mancato dagli arceri non resta, e in seduta di stolti non siede.
2 Che in Legge di YHWH desiderio suo, e in Legge sua risuona di giorno e notte.
3 E sarà come albero piantato su canali d'acque, che frutto suo darà nel tempo suo, e foglia sua non cadrà, e tutto ciò che offrirà l'oltrepasserà.
4 Non così gli empi, ma come la pula che disperde vento.
5 Per questo non resteranno in piedi empi nel giudizio, e peccatori nell'assemblea di giusti.
6 Poiché conosce YHWH via dei giusti, e via degli empi perderà.
Note
1, 1 Interessante notare che già nella prima parola ebraica risuona quasi tutto il senso profondo del salmo: la radice ashar, infatti, richiama il senso di un passo, di un camminare nella giusta direzione; nel "beato" iniziale, quindi, è già presente questo movimento che caratterizza l'intero salmo. Da notare anche la bella assonanza tra quel "beato" e l'uomo, che prosegue anche con la terza parola che incontriamo e che introduce i consigli per questa beatitudine, gioia e rettitudine insieme: 'asre hais 'aser. Alla classica traduzione con "peccato" ho preferito riportare l'azione concreta che viene usata come metafora per dire tale concetto: il rimanere nella traiettoria sbagliata per centrare con la freccia.
1, 2 Il termine ebraico che di solito viene tradotto con "compiacersi" ha in realtà una radice più profonda, che riporta al desiderio e al piacere, all'inclinazione gioiosa della volontà e al suo soddisfacimento. Mentre quello che di solito viene tradotto con "meditare" porta in se stesso il senso dell'emissione di un suono fisico, di un mormorio o grido o sospiro che "risuona": si tratta di un ruminare di piacere e nel piacere; esso può anche richiamare un fragore (in questo caso trattenuto come l'esplosione di un orgasmo) - il tutto, è sicuramente da notare, può essere usato, a partire dalla stessa radice, come indicazione del "pensare": questo ci mostra l'unità della concezione antropologica ebraica, fondamentalmente non dualistica.
1, 3 L'ebraico asah oltre al generico "fare" o "dare" può avere anche il senso dell'offerta, dell'offrire gratuitamente il proprio lavoro e la stessa vita; mentre il termine successivo, tsalach, ha primariamente il senso di un'azione in crescita che va oltre se stessa, superandosi e prosperando verso il compimento, al di là delle proprie stesse forze e aspettative. Da notare pure, nell'originale, l'assonanza tra il "dare" e il "tempo", quasi a dire che entrambi, se presi nel desiderio che "risuona" nella Legge, si possono accordare armonicamente e consuonare: il tempo diventa quindi buono nell'accordo e propizio in questo dare che è un lasciar nascere nel ventre musicale della Legge, nella sua cassa armonica.
1, 4 Interessante sottolineare che la parola qui tradotta con "vento" può significare anche "spirito", o "respiro", o anche "pensiero": la metafora, quindi, ci porta a vedere gli empi come esposti alla dissoluzione e allo smembramento della loro unità non dualistica attraverso i loro pensieri che si contrappongono inutilmente alla forza vitale dello spirito.
1, 6 Il perdersi della via degli empi davanti a YHWH non è un castigo ma la conseguenza del loro non entrare nella risonanza vitale della Legge: si tratta quasi esattamente del contrario del v. 3, dove al donarsi all'armonia della Legge, che sembra una dispersione, la conseguenza è un andare oltre se stessi e le proprie possibilità; mentre in questo caso l'andare oltre la Legge è solamente perdita e dimenticanza, mancanza di frutti e di memoria vivente.

Nessun commento:
Posta un commento
here we are