La mia moglie era agli scappini, il garzone scaprugginava, la fante preparava la bozzima … Sono un murcido, veh, son perfino un po’ gordo, ma una tal calma, mal rotta da quello zombare o dai radi cuiussi del giardiniere col terzomo, mi faceva quel giorno l’effetto di un malagma o di un dropace! Meglio uscire, pensai invertudiandomi, farò magari due passi fino alla fodina.
In verità siamo ormai disavvezzi agli spettacoli naturali, ed è perciò da ultimo che siam tutti così magoghi e ci va via il mitidio. Val proprio la pena d’esser uomini di mobole, se poi, non che andarsi a guardare i suoi magolati, non si va neppure a spasso!…
Basta. Uscii dunque, e m’imbattei in uno dei miei contadini, che volle accompagnarmi per un tratto. Ma un vero pigo! In oggi di quegli arfasatti e di quelle ciammengole o manimorce, ve lo so dir io, non se ne trova più a giro; né servon drusce per farli parlare, ma purtroppo hanno perso anche la loro bella e pura lingua di una volta. Recava due lagene.
— Dove le porti?
— Agli aratori laggiù: vede, dov’è quell’essedo. C’è il crovello per loro.
— E il mivolo, o il gobbello?
— Bah, noialtri si fa senza.
E meno male che non avete al tutto dimenticato la vostra semplicità, pensai. Ma volevo scatricchiarmi; finalmente lui andò pei fatti suoi e potetti rimaner solo, e presi per una solicandola.
Che dirvi? quando mi trovai tra quei miei piccoli amici senza parola, lo gnafalio, il telefio, il mezereo, e tutta quella gualda, mi si aprì il cuore. Procedetti, e principiarono i camepizi, le bugole, gli ilatri, i matalli, gli zizzifi anche, benché, a vero dire, guasti alquanto dall’exoasco o dall’oidio; e zighene e arginnidi (pafie o latonie) e le piccole depressarie passavano di luogo in luogo; e, accanto o sopra me, trochili e peppole, parizzole e castorchie, e l’aria era tutta uno zezzio, un zinzilulio… E c’era poi il popolo minore: le smicre, i lissi, l’empidi medesime, e chi potrebbe noverarlo tutto!…
Alla fodina ormai l’acqua da tant’anni stagnava: rabeschi di gigartina, fumoso trasparire di carta, e zannichellia e scirpo; giungendo io, tre farciglioni fuggirono, e balenò un cimandorlo. Ma era destino che neppur qui fossi lasciato tranquillo. Sentii frusciar la frasca alle mie spalle; mi volsi: il gignore del ferrazzuolo che sbiluciava.
— O tu?… Beh, che si fa di bello al distendino?
— Uhm, poco di bello: il padrone s’è dato piuttosto alla moatra.
Anche questo! Io non sono un lerniuccio, ma via…
— Già, — riprese, — da noi ora è troppo se si fa fernette; mancano perfin le ingordine.
— Bravo davvero il tuo padrone!
— Mah, si sa bene, quando la s’infaona…
— E qui ora che ci fai?
— Per via dei leucischi. Ci si buttaron noi anni addietro.
— Ah, ecco; e come…
— Coi prostomi e colle molleche, — rispose pronto.
Non era un caramogio, come non era uno sbiobbo, s’ha a dire. Ma io lo lasciai lì e mi spinsi innanzi per la lonchite. Sapevo che da un certo punto si scopriva una bella vista.
Ed eccolo laggiù, il gran padre; e perfino si scorgevano brillare i froncoli quando prendevano il sole. E v’era una checchia venuta di lontano, con tanto di bonette all’ipartia… Quanti pensieri, quante fantasie m’invasero allora! Usava più il chenisco? Oh tempi d’una volta: “Inguala!”, e via per iciche, per mocaiardi, per cheripi, per lanfe. E qualcuno moriva in terra straniera, ma la chernite ne riportava intatte le spoglie al paese natale: o aveva anch’essa ormai perso la sua virtù?…
Ah, s’era fatto tardi: sull’afaca e sulla ghingola compariva la trochilia, sull’atropa l’atropo, sull’agrostide l’agrostide; dove pur mò sfolgorio di sole, non era ormai che un ghimè; si diffondeva odor di nectria; s’udiva un ghiattire lontano. E così passo passo me ne tornai.
— Or mentre io fendo i sisimbri e finché sia giunto a casa, dimmi o amico lettore: son io poco un ghiargione? Tu non rispondi, e con ciò assenti; e non hai torto. Pure, non ne darei un ghieu di chi non sapesse empirsi gli occhi e l’anima come io feci quel giorno, o, sapendo, volesse tenersi ogni cosa per sé solo.
Ma ecco giunsi: la mia moglie era agli scappini, il garzone scaprugginava, la fante preparava, se non quella stessa, una bozzima.
*
*
Ma che vedo! le sue guance si soffondono di lieve rossore ... Ah no, che è crudele inganno dei miei occhi stanchi ... Ah sì, che non è inganno: miracolo tra tutti giocondo, ella rivive! Oh gioia inesprimibile che anche me riconduce dalla morte alla vita! Ecco prende a mormorare qualcosa .. . »
«Il mio bel vaso di cristallo su quella panca malferma: basta il più piccolo urto a farlo cadere.»
«Distintamente parla: oh resti qui per sempre abolito, resti passato incubo orrendo, il mio lutto!»
«Toglilo subito di lì. E questi ceri, questi fiori?»
«Sono per illuminare e celebrare il tuo risveglio. Mia carissima, tu sei tra le braccia del tuo amato e resa alle liete accoglienze della natura tutta, tu ... »
«Accidenti, dev'essere il quindici domani? A parte la rata dell'aspirapolvere, sa Iddio come faremo ad andare avanti fino alla fin del mese. Al giorno d'oggi non c'è mai quattrini abbastanza; di' un po', lo sai per esempio a quanto sono arrivati gli spinacci?»
«Gli ... Veramente, come io già ... si dice spinaci e non spinacci. Ma poi ... Guarda, per la finestra aperta le stelle, appena impallidite dalla luna or ora tramontata, paiono occhieggiare in questa stanza che un momento fa era la sede di sinistri terrori ... »
«Le serve sono un vero castigo di Dio: la nostra ci deruba a man salva, sulla spesa e in casa, e questo certo non aiuta. No, delle volte mi sento proprio scoraggiata.»
« ... quasi volendo farsi partecipi della nostra festa d'amore!»
«Dovresti prenderla sul fatto e darle una buona lezione; ma già, tu non ti interessi di niente.»
«Oh mia diletta, spira gli effluvi vivificanti di questa notte d'aprile e ... »
«Tra l'altro, quante volte non le ho detto che la varechina rovina i panni; ma lei per far presto ... Eh, si capisce: frusta mia e cavallo d'altri.»
«Ma infine ... »
«E l'Ada poi, che cosa si immagina quando viene qui ripicchiata e inghirlandata come una giovinetta, di umiliarmi per caso? Ci vuol altro; è soltanto ridicola, alla sua età. E per cominciare ci vorrebbe una sarta un po' meglio. Come non lo sapessi, del resto, di dove prende i suoi quattrini: ah poveri mariti. Ma sì, è inutile parlarne a te che ci hai una simpatia per lei.»
«Ma no, ti giuro, io ... »
«Per quest'estate avrò assolutamente bisogno di un prendisolino nuovo: il vecchio s'è ridotto in un modo, eppoi ora non vanno più così.»
«Distintamente parla: oh resti qui per sempre abolito, resti passato incubo orrendo, il mio lutto!»
«Toglilo subito di lì. E questi ceri, questi fiori?»
«Sono per illuminare e celebrare il tuo risveglio. Mia carissima, tu sei tra le braccia del tuo amato e resa alle liete accoglienze della natura tutta, tu ... »
«Accidenti, dev'essere il quindici domani? A parte la rata dell'aspirapolvere, sa Iddio come faremo ad andare avanti fino alla fin del mese. Al giorno d'oggi non c'è mai quattrini abbastanza; di' un po', lo sai per esempio a quanto sono arrivati gli spinacci?»
«Gli ... Veramente, come io già ... si dice spinaci e non spinacci. Ma poi ... Guarda, per la finestra aperta le stelle, appena impallidite dalla luna or ora tramontata, paiono occhieggiare in questa stanza che un momento fa era la sede di sinistri terrori ... »
«Le serve sono un vero castigo di Dio: la nostra ci deruba a man salva, sulla spesa e in casa, e questo certo non aiuta. No, delle volte mi sento proprio scoraggiata.»
« ... quasi volendo farsi partecipi della nostra festa d'amore!»
«Dovresti prenderla sul fatto e darle una buona lezione; ma già, tu non ti interessi di niente.»
«Oh mia diletta, spira gli effluvi vivificanti di questa notte d'aprile e ... »
«Tra l'altro, quante volte non le ho detto che la varechina rovina i panni; ma lei per far presto ... Eh, si capisce: frusta mia e cavallo d'altri.»
«Ma infine ... »
«E l'Ada poi, che cosa si immagina quando viene qui ripicchiata e inghirlandata come una giovinetta, di umiliarmi per caso? Ci vuol altro; è soltanto ridicola, alla sua età. E per cominciare ci vorrebbe una sarta un po' meglio. Come non lo sapessi, del resto, di dove prende i suoi quattrini: ah poveri mariti. Ma sì, è inutile parlarne a te che ci hai una simpatia per lei.»
«Ma no, ti giuro, io ... »
«Per quest'estate avrò assolutamente bisogno di un prendisolino nuovo: il vecchio s'è ridotto in un modo, eppoi ora non vanno più così.»
Faust 67
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