Gli scriccioli (della famigliaTroglodytidae) sono dei piccoli volatili della lunghezza di circa 10-12 centimetri, striati di marrone sul dorso e molto più chiari sull'addome, con piccole ali rotonde, zampe forti e coda ordinata. Si nutrono generalmente di insetti e ragni e possiedono un canto molto rumoroso ed energico. Sono uccelli territoriali, ma capaci di radunarsi in gruppo in alcune cavità per resistere ai climi più rigidi e meglio trattenere il calore. Nelle sue varie specie, lo scricciolo si trova nei più diversificati habitat: dalla punta estrema del sud America a quella del nord, in Asia e naturalmente in Europa. Capace nel tempo di attrarre l’attenzione di poeti e letterati, fra cui Pascoli (L’uccellino del freddo), Rigoni Stern, etc, questo piccolo uccello ha suscitato anche un certo entusiasmo nel folklore, divenendo protagonista indiscusso di varie leggende.
In Europa, lo scricciolo è considerato essere il “re degli uccelli”. Un’antica narrazione celtica investe il pennuto proprio di questo titolo. La leggenda vuole che un giorno gli uccelli si radunarono per eleggere il proprio re. Decisero perciò di fare una gara per vedere chi fosse capace di volare più in alto. Il vincitore della gara sarebbe divenuto sovrano.
Tutti si lanciarono in volo, ma nessuno riuscì a salire in alto come l'aquila. Un po' alla volta tutti gli uccelli si arresero e l'aquila, ormai stanca, ritenne di aver vinto. Invece dalle sue piume, tra cui si era nascosto, uscì lo scricciolo. L'aquila non si era accorta di trasportare quel piccolo passeggero che, fresco e riposato, riuscì a volare più in alto di tutti, divenendo così re degli uccelli. La leggenda si perde nella notte dei tempi e ne resta traccia nel nome con cui viene indicato lo scricciolo in alcune lingue per esempio: in tedesco Zaunkönig, significa re dei recinti; in olandese winterkoninkje, ossia re dell'inverno.
Una seconda leggenda, molto antica anch’essa e diffusa prevalentemente in Irlanda, è legata al giorno di Santo Stefano (Wren's day in inglese) e racconta che lo scricciolo (in inglese wren) con il suo forte canto rivelò ai soldati romani il rifugio di S. Stefano, che fu catturato e martirizzato. Un tempo l'uccellino veniva sacrificato e appeso ad un ramo di agrifoglio. Oggi, per fortuna, al ramo di agrifoglio viene appesa solo un'immagine dell'animale e i ragazzini (detti Wren boys) visitano le abitazioni richiedendo delle offerte.
Invece, secondo il Cattabiani, a Charmes, nel dipartimento di Loiret, in Francia, si narrava che fosse stato lo scricciolo ad impossessarsi del fuoco, ma mentre stava scendendo a terra le sue ali si incendiarono, sicché fu costretto ad affidare il prezioso carico al pettirosso. Ma questo, stringendo il fuoco al petto, se lo bruciò, sì da essere obbligato a sua volta a cederlo all’allodola, che riuscì a consegnarlo all’umanità senza scottarsi.
Persino nel rito Hako dei pellerossa Omaha si canta in onore di alcuni uccelli, fra cui lo scricciolo, sulla scia di una leggenda tramandata di generazione in generazione. La storia racconta di un sacerdote che avanzò verso il luogo da dove proveniva il canto, per vedere che genere di uccellino fosse quello che riusciva a sovrastare gli altri con le sue note gioiose e ridenti. Era lo scricciolo, uno degli uccelli più minuti e meno forti, che esprimeva in note squillanti la sua gioia di vivere.
Il sacerdote vedendolo pensò: “Questo è un insegnamento per la mia gente. Tutti possono essere felici; anche la persona più insignificante può avere la sua canzone di ringraziamento”.
In Europa, lo scricciolo è considerato essere il “re degli uccelli”. Un’antica narrazione celtica investe il pennuto proprio di questo titolo. La leggenda vuole che un giorno gli uccelli si radunarono per eleggere il proprio re. Decisero perciò di fare una gara per vedere chi fosse capace di volare più in alto. Il vincitore della gara sarebbe divenuto sovrano.
Tutti si lanciarono in volo, ma nessuno riuscì a salire in alto come l'aquila. Un po' alla volta tutti gli uccelli si arresero e l'aquila, ormai stanca, ritenne di aver vinto. Invece dalle sue piume, tra cui si era nascosto, uscì lo scricciolo. L'aquila non si era accorta di trasportare quel piccolo passeggero che, fresco e riposato, riuscì a volare più in alto di tutti, divenendo così re degli uccelli. La leggenda si perde nella notte dei tempi e ne resta traccia nel nome con cui viene indicato lo scricciolo in alcune lingue per esempio: in tedesco Zaunkönig, significa re dei recinti; in olandese winterkoninkje, ossia re dell'inverno.
Una seconda leggenda, molto antica anch’essa e diffusa prevalentemente in Irlanda, è legata al giorno di Santo Stefano (Wren's day in inglese) e racconta che lo scricciolo (in inglese wren) con il suo forte canto rivelò ai soldati romani il rifugio di S. Stefano, che fu catturato e martirizzato. Un tempo l'uccellino veniva sacrificato e appeso ad un ramo di agrifoglio. Oggi, per fortuna, al ramo di agrifoglio viene appesa solo un'immagine dell'animale e i ragazzini (detti Wren boys) visitano le abitazioni richiedendo delle offerte.
Invece, secondo il Cattabiani, a Charmes, nel dipartimento di Loiret, in Francia, si narrava che fosse stato lo scricciolo ad impossessarsi del fuoco, ma mentre stava scendendo a terra le sue ali si incendiarono, sicché fu costretto ad affidare il prezioso carico al pettirosso. Ma questo, stringendo il fuoco al petto, se lo bruciò, sì da essere obbligato a sua volta a cederlo all’allodola, che riuscì a consegnarlo all’umanità senza scottarsi.
Persino nel rito Hako dei pellerossa Omaha si canta in onore di alcuni uccelli, fra cui lo scricciolo, sulla scia di una leggenda tramandata di generazione in generazione. La storia racconta di un sacerdote che avanzò verso il luogo da dove proveniva il canto, per vedere che genere di uccellino fosse quello che riusciva a sovrastare gli altri con le sue note gioiose e ridenti. Era lo scricciolo, uno degli uccelli più minuti e meno forti, che esprimeva in note squillanti la sua gioia di vivere.
Il sacerdote vedendolo pensò: “Questo è un insegnamento per la mia gente. Tutti possono essere felici; anche la persona più insignificante può avere la sua canzone di ringraziamento”.
Fonti varie, adattamento Rubina Di Lollo.
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