Georgien 2008

Georgien 2008

Cavalli a Luciano Borzone





Straordinaria complessità di questo sonetto del Cavalli a Luciano Borzone: siamo negli anni successivi all’invasione piemontese, mentre si discute dell’erezione delle Mura Nuove, e il pittore lo aveva retoricamente invitato a contribuire alla loro costruzione con canti tali da far muovere spontaneamente le pietre da costruzione. Cavalli gli risponde lodando anzitutto la capacità del Borzone di vincere, come avrebbe detto Foglietta, “con l’arte ra natura”, creando magnifici effetti illusionistici, ma si appropria poi del tema dell’amico per recuperare a sua volta una funzione “civile” ai versi d’occasione: se per tendere un tranello al duca di Savoia si decidesse di fabbricare mura posticce e di farle decorare da Borzone, quei “cartelami” sarebbero così perfetti da dover essere presi a cannonate per risolvere il dilemma della loro natura. Come nella canzone per la guerra del 1625, il concettismo del Cavalli appare quindi piegato a una funzione pubblica (e pensiamo a cosa abbia rappresentato da Caffaro in poi, per la Repubblica, la retorica delle Mura come limite dello “spazio” civile), ma anche, con efficace ambiguità, a un affettuoso dialogo tra due grandissimi artisti (la traduzione appiattisce irrimediabilmente il virtuosismo della lingua originale).


Se Borzon dà de man a ro pennello,
Per dà comme a ra stampa e mette in luxe
Schissi e designi, ò d’ombra chi straluxe,
O de corpo chi spicche a ro livello:
L’œggio in accopiane ro modello
Ghe resta lì de statua, e se ghe cuxe;
E, scandaggiou ro verso dra sò luxe,
O ri giudica intaggi de scopello.
Son de parei, che chi voresse attende
Con muragge à postisso de carton
A ro ducca unna chiappora à bon rende,
Chi re fesse depenze da Borzon,
Sens’atro o se trarreiva da contende,
Con giudicare a botta de cannon.

Se Borzone prende il pennello per pubblicare e divulgare schizzi e disegni, o per fare un’ombreggiatura, o il ritratto di un corpo in primo piano, l’occhio, confrontandoli agli originali, rimane di sasso e ci si fissa; e una volta valutati i giochi di luce, li prende per rilievi fatti con lo scalpello. E sono convinto che chi volesse tendere con mura finte di cartone una trappola al duca per restituirgli il colpo, se le facesse dipingere da Borzone, dovrebbe poi prenderle a cannonate per risolvere la discussione se siano vere o false.

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