Georgien 2008

Georgien 2008

un’ingiustizia bell’e buona



Abbiamo affidato ai nostri autori la lettura di un classico che non conoscevano, da leggere come se fosse fresco di stampa.

C’è questo Gilgameš che, come tutti noi, così dicono, è figlio di un dio, ma che diversamente da noi che ce ne siamo dimenticati e quindi pensiamo di essere solo umani e quindi che prima o poi, beh, insomma... si sa, ci tocca morire, lui invece se lo ricorda benissimo, perché è un grande re, è bello, e forte, e ha tutti questi poteri che gli altri esseri viventi, e gli uomini comuni in particolare, non hanno, ed è per questo che quando scopre che di un dio sarà pure figlio, ma lui un dio in tutto e per tutto non è, e che quindi prima o poi anche lui... insomma: quello... ci siamo capiti... ci resta proprio male e non riesce a farsene una ragione. Per gli altri sarà anche ingiusto, ma non così tanto, che gli altri mica sono come lui... ma lui, dài, è un’ingiustizia bell’e buona... non è possibile! e proprio non si rassegna. Non gli possono fare un’ingiustizia del genere! È un’infamia! Ci sarà pure un modo per evitarlo... che poi magari vien buono per tutti. Il risvolto umanitario si trova sempre. Di figli di dio come lui, con queste belle pensate, lui non lo sa, ma il mondo è pieno... però va bene, è da apprezzare lo stesso. Anche perché fanno tutti una brutta fine, per questo, che a un pessimista verrebbe da pensare che è così che va a finire, sempre, la generosità. Insomma, Gilgameš si chiede cosa può fare, ma all’inizio non è che ci pensa tanto: è un re di un grande regno, che lui rende sempre più potente, uno che viaggia, compie imprese, perché ci tiene al suo buon nome, tanto più che la gloria è anche un modo per non morire del tutto, come diceva il poeta, ma è anche un giovanotto piuttosto arrogante e prepotente e libidinoso, come si addice a uno che per nascita, biologia e censo è superiore a tutti, e i suoi sudditi lo ammirano, ma alla lunga si stancano anche (specie i mariti, che non gradiscono il fatto che le fresche mogliettine, tutte vergini ovviamente, vengano prima deflorate da lui, con il rischio alquanto plausibile di non reggere poi, loro, il confronto) e insomma tutti quanti pregano gli dei che mandino qualcuno che gli faccia abbassare le arie.

continua:
http://www.doppiozero.com/materiali/lepopea-di-gilgames


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