Borges - [...] la filologia e l'etimologia io cerco di addomesticarle come le bestie feroci, come le tigri... ma, mi faccia pensare... vorrei regalarle un'etimologia, farle dono d'un piccolo frammento filologico che lei non conosca già.
Bologna - Sarebbe un regalo stupendo, credo. Ne cerchi una che sia al tempo stesso poesia e filologia.
Borges - Vediamo... Ecco, prendiamo la parola "nausea". La conosce l'etimologia della parola nausea? No? Ebbene, è una parola brutta, sconcia, assolutamente corporea ma aldilà della sua totale fisicità, "nausea" richiama l'avventura, il viaggio, ossia, il viaggio per mare giacché deriva da "navis", il nome della nave in latino che forse si pronunciava anticamente "nauis" da cui derivano gli aggettivi "nautico", "navale" ma anche il sostantivo "nausea", appunto. E' bello, vero? Tutto deriva dal corpo e si fa poi parola. Così nasce la poesia.
Bologna - Che rapporto lega, allora, secondo lei, la poesia al corpo e che cos'è, in realtà, per lei, il corpo?
Borges - Io non sono del tutto sicuro di esistere in un corpo. Forse, l'idealismo ha ragione quando afferma che si esiste nel tempo e non nello spazio, che si è cioè in un flusso temporale continuo ma che la spazialità ci sfugge e se l'idealismo ha ragione, allora solo il sogno esiste... ed io sogno, io mi sogno oppure io sogno qualcuno o ancora, si sogna impersonalmente, senza soggetto e tra quelle impersonali immagini del sogno scocca anche l'immagine del mio corpo come quella di tanti altri corpi, come l'immagine del corpo e come tutte insieme, anche l'immagine della luna o non so, del cielo... ma io credo che sia possibile immaginare un universo senza spazio, non però, un universo senza tempo... e così è possibile inventare un universo assolutamente temporale e cronologico, per così dire, in cui si viva come istanti nel fluire del tempo, come attimi fra le infinite ore anziché quali corpi nelle dimensioni dello spazio.

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