Georgien 2008

Georgien 2008

più andiamo indietro più l'età è dell'Oro!





Se si fosse chiesto agli uomini vedici perché non fondarono città, né regni, né imperi (anche se concepirono città, regni, imperi), avrebbero potuto rispondere: Non cercavamo il potere, ma l'ebbrezza - se ebbrezza è la parola che più si approssima all'effetto del soma. Che descrissero così, con parole immediate: « Ora abbiamo bevuto il soma, siamo diventati immortali, abbiamo raggiunto la luce, abbiamo trovato gli dèi. Che cosa può farci ora l'odio e la malizia di un mortale?». Nulla di più, ma anche nulla di meno volevano gli uomini vedici. Costruirono uno sterminato edificio di gesti e di formule per arrivare a poter dire quelle poche parole. Erano l'origine e la fine. Per chi ha raggiunto questo, palazzi, regni e vasti sistemi amministrativi sono più un ostacolo che una conquista. Ogni gloria umana, ogni fierezza di conquistatori, ogni avidità di piacere: non erano che un intralcio. E l'ebbrezza donata dal soma non era uno stato esaltante ma incontrollabile. Perché del soma dicevano: «Tu sei il guardiano del nostro corpo, o soma-, in ogni membro tu ti sei insediato come custode ». L'ebbrezza era un guscio protettivo, che poteva in ogni momento essere infranto, ma soltanto per la debolezza del singolo. Il quale allora si rivolgeva a quella sostanza che era anche un re, chiedendogli grazia, come a un sovrano benevolo: « Se infrangiamo il voto, perdonaci come buoni amici, o dio, per il nostro bene». Questa familiarità fisiologica con il divino faceva sì che il soma, irrorando il corpo, lo sostenesse. Neppure i Greci, esperti di ebbrezza, avrebbero osato far confluire la possessione e il supremo controllo in uno stesso stato, concesso da quelle «bevande gloriose» e «salvatrici», di cui si dice: «Come i finimenti il carro, così voi tenete insieme le mie membra». E quale sarà l'ultimo desiderio, che ora sembra quasi a portata di mano? La vita infinita: « O re Soma, prolunga i nostri giorni come il sole le giornate di primavera». Delicatezza, lucidità: l'infinito si presenta come una graduale, impercettibile espansione del dominio della luce. 

L'ardore

*
Agli dei bisogna farsi simili: non già agli uomini da bene.
Non l’essere esenti dal peccato, ma l’essere un Dio, è il fine.

1 Enneadi I, II, 7; I, II, 6 
Plotino

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