Georgien 2008

Georgien 2008

Seventy years later e The plain sense of things





Seventy years later


It is an illusion that we were ever alive,
lived in the houses of mothers, arranged ourselves
by our own motions in a freedom of air.
Regard the freedom of seventy years ago.
It is no longer air. The houses still stand,
though they are rigid in rigid emptiness.
Even our shadows, their shadows, no longer remain.
The lives these lived in the mind are at an end.
They never were . . . The sounds of the guitar
were not and are not. Absurd. The words spoken
were not and are not. It is not to be believed.
The meeting at noon at the edge of the field seems like
an invention, an embrace between one desperate clod
and another in a fantastic consciousness,
in a queer assertion of humanity:
a theorem proposed between the two—
two figures in a nature of the sun,
in the sun’s design of its own happiness,
as if nothingness contained a métier,
a vital assumption, an impermanence
in its permanent cold, an illusion so desired
that the green leaves came and covered the high rock,
that the lilacs came and bloomed, like a blindness cleaned,
exclaiming bright sight, as it was satisfied,
in a birth of sight. The blooming and the musk
were being alive, an incessant being alive,
a particular being, that gross universe.



Settanta anni dopo



E’ un’illusione che abbiamo mai vissuto,
abitato le case delle madri, costruito noi stessi
di nostro proprio moto in una libertà dell’aria.

Considera la libertà di settant'anni fa.
Non è più aria. Le case sono ancora in piedi,
Ma sono rigide in un rigido vuoto.

Persino le nostre ombre, le loro ombre, non ci sono più.
Le vite che esse vissero nella mente sono concluse.
Non sono mai avvenute … I suoni della chitarra

Non erano e non sono. Assurdo. Le parole pronunciate
non erano e non sono. Non è da credersi
l’incontro a mezzogiorno al limite del campo sembra

un’invenzione, l’abbraccio di una zolla disperata
con l’altra in una consapevolezza fantastica,
in una improbabile affermazione dell’umanità:

un teorema proposto fra le due -
due figure in una natura del sole,
nel progetto della propria felicità del sole,

come se il nulla contenesse un metiér
un’ipotesi essenziale. Un’impermanenza
nel suo freddo permanente, un’illusione così desiderata

che le foglie verdi coprirono l’alta roccia,
che i lillà fiorirono come una cecità mondata,
esclamando un chiaro sguardo mentre veniva soddisfatta

da una nascita di sguardo. Il fiorire e il muschio
erano l’essere vivi, un incessante essere vivi,
un particolare dell’essere, rozzo universo.



*

   The plain sense of things


After the leaves have fallen, we return 
to a plain sense of things. It is as if 
we had come to an end of the imagination, 
inanimate in an inert savoir.

It is difficult even to choose the adjective 
for this blank cold, this sadness without cause. 
The great structure has become a minor house. 
No turban walks across the lessened floors.

The greenhouse never so badly needed paint. 
The chimney is fifty years old and slants to one side. 
A fantastic effort has failed, a repetition 
in a repetitiousness of men and flies.

Yet the absence of the imagination had
itself to be imagined. The great pond,
the plain sense of it, without reflections, leaves,
mud, water like dirty glass, expressing silence

of a sort, silence of a rat come out to see,
the great pond and its waste of the lilies, all this
had to be imagined as an inevitable knowledge,

required, as a necessity requires.






Il senso ordinario delle cose



Cadute le foglie, torniamo
al senso ordinario delle cose. E’ come se
avessimo esaurito l’immaginazione,
inanimi in un sapere inerte.

E’ difficile persino scegliere l’aggettivo
per questo freddo vacuo, questa tristezza senza causa.
La grande struttura è diventata una casa modesta.
Nessun turbante percorre i pavimenti immiseriti.

La serra ha più che mai bisogno di una riverniciatura.
Il comignolo ha cinquant’anni e pende da una parte.
Uno sforzo fantasioso è fallito, una ripetizione
nella ripetitività di uomini e mosche.

Eppure l’assenza dell’immaginazione doveva
essa stessa essere immaginata. La grande vasca,
il suo senso ordinario, senza riflessi, foglie,
fango, acqua come vetro sporco, espressione di un certo

silenzio, il silenzio di un topo uscito a vedere,
la grande vasca e la rovina delle ninfee, tutto ciò
doveva essere immaginato come una conoscenza inevitabile,

imposta, come impone una necessità.





Lebensweisheitspielerei


Sempre più debole, il sole brilla
Nel pomeriggio. Gli orgogliosi e i forti
Sono partiti.
Coloro che rimangono sono i mediocri,
I finalmente umani,
Nativi di una sfera diminuita.
La loro indigenza è un’indigenza
Che è indigenza della luce,
Un pallore stellare sospeso a fili.
A poco a poco la povertà
Dello spazio autunnale diviene
Uno sguardo, qualche stenta parola.
Ogni persona ci tocca completamente
Con ciò che è, così com’è,
Nella spenta grandezza della dissoluzione.



trad. Massimo Bacigalupo




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