Georgien 2008

Georgien 2008

Alkesti, Neue Gedichte


ph salsel, Riviere






Da plötzlich war der Bote unter ihnen, 
hineingeworfen in das Überkochen 
des Hochzeitsmahles wie ein neuer Zusatz. 
Sie fühlten nicht, die Trinkenden, des Gottes 
heimlichen Eintritt, welcher seine Gottheit 
so an sich hielt wie einen nassen Mantel 
und ihrer einer schien, der oder jener, 
wie er so durchging. Aber plötzlich sah 
mitten im Sprechen einer von den Gästen 
den jungen Hausherrn oben an dem Tische 
wie in die Höh gerissen, nicht mehr liegend, 
und überall und mit dem ganzen Wesen 
ein Fremdes spiegelnd, das ihn furchtbar ansprach. 
Und gleich darauf, als klärte sich die Mischung, 
war Stille; nur mit einem Satz am Boden 
von trübem Lärm und einem Niederschlag 
fallenden Lallens, schon verdorben riechend 
nach dumpfem umgestandenen Gelächter. 
Und da erkannten sie den schlanken Gott, 
und wie er dastand, innerlich voll Sendung 
und unerbittlich, - wußten sie es beinah. 
Und doch, als es gesagt war, war es mehr 
als alles Wissen, gar nicht zu begreifen. 
Admet muß sterben. Wann? In dieser Stunde. 

Der aber brach die Schale seines Schreckens 
in Stücken ab und streckte seine Hände 
heraus aus ihr, um mit dem Gott zu handeln.
Um Jahre, um ein einzig Jahr noch Jugend, 
um Monate, um Wochen, um paar Tage, 
ach, Tage nicht, um Nächte, nur um Eine, 
um Eine Nacht, um diese nur: um die. 
Der Gott verneinte, und da schrie er auf 
und schrie's hinaus und hielt es nicht und schrie 
wie seine Mutter aufschrie beim Gebären. 

Und die trat zu ihm, eine alte Frau, 
und auch der Vater kam, der alte Vater, 
und beide standen, alt, veraltet, ratlos, 
beim Schreienden, der plötzlich, wie noch nie 
so nah, sie ansah, abbrach, schluckte, sagte: 
Vater, 
liegt dir denn viel daran an diesem Rest, 
an diesem Satz, der dich beim Schlingen hindert? 
Geh, gieß ihn weg. Und du, du alte Frau, 
Matrone, 
was tust du denn noch hier: du hast geboren. 
Und beide hielt er sie wie Opfertiere 
in Einem Griff. Auf einmal ließ er los 
und stieß die Alten fort, voll Einfall, strahlend 
und atemholend, rufend: Kreon, Kreon! 
Und nichts als das; und nichts als diesen Namen. 
Aber in seinem Antlitz stand das Andere, 
das er nicht sagte, namenlos erwartend, 
wie ers dem jungen Freunde, dem Geliebten, 
erglühend hinhielt übern wirren Tisch. 
Die Alten (stand da), siehst du, sind kein Loskauf, 
sie sind verbraucht und schlecht und beinah wertlos, 
du aber, du, in deiner ganzen Schönheit - 

Da aber sah er seinen Freund nicht mehr. 
Er blieb zurück, und das, was kam, war sie, 
ein wenig kleiner fast als er sie kannte 
und leicht und traurig in dem bleichen Brautkleid. 
Die andern alle sind nur ihre Gasse, 
durch die sie kommt und kommt -: (gleich wird sie da sein 
in seinen Armen, die sich schmerzhaft auftun). 

Doch wie er wartet, spricht sie; nicht zu ihm. 
Sie spricht zum Gotte, und der Gott vernimmt sie, 
und alle hörens gleichsam erst im Gotte: 

Ersatz kann keiner für ihn sein. Ich bins. 
Ich bin Ersatz. Denn keiner ist zu Ende 
wie ich es bin. Was bleibt mir denn von dem 
was ich hier war? Das ists ja, daß ich sterbe. 
Hat sie dirs nicht gesagt, da sie dirs auftrug, 
daß jenes Lager, das da drinnen wartet, 
zur Unterwelt gehört? Ich nahm ja Abschied. 
Abschied über Abschied. 
Kein Sterbender nimmt mehr davon. Ich ging ja, 
damit das Alles, unter Dem begraben 
der jetzt mein Gatte ist, zergeht, sich auflöst -. 
So führ mich hin: ich sterbe ja für ihn. 

Und wie der Wind auf hoher See, der umspringt, 
so trat der Gott fast wie zu einer Toten 
und war auf einmal weit von ihrem Gatten, 
dem er, versteckt in einem kleinen Zeichen, 
die hundert Leben dieser Erde zuwarf. 
Der stürzte taumelnd zu den beiden hin 
und griff nach ihnen wie im Traum. Sie gingen 
schon auf den Eingang zu, in dem die Frauen 
verweint sich drängten. Aber einmal sah 
er noch des Mädchens Antlitz, das sich wandte 
mit einem Lächeln, hell wie eine Hoffnung, 
die beinah ein Versprechen war: erwachsen 
zurückzukommen aus dem tiefen Tode 
zu ihm, dem Lebenden - 
Da schlug er jäh 
die Hände vors Gesicht, wie er so kniete, 
um nichts zu sehen mehr nach diesem Lächeln. 







All’improvviso il messaggero fu là fra di loro,
gettato dentro al ribollire
del pranzo sponsale come un nuovo ingrdiente.
Non avvertirono, i bibenti, l’ingresso occulto del Dio, che teneva
la propria divinità per sè come un mantello fradicio
e sembrò loro uno, questo o quello,
mentre passava. Ma all’improvviso vide
a metà del discorso uno degli ospiti
il padrone di casa come innalzato in alto
al capo del tavolo, non più giacere,
e ovunque e con tutto il suo essere,
rispecchiare uno sconosciuto, che gli parlò tremendo.
E subito dopo quando si schiarì il miscuglio,
fu silenzio; solo con un balzo a terra
di rumore intorbidito e un abbattersi
di cantilene cadute, già con l’odore di marcio
da ottuse risa stantìe.
Ed ecco riconobbero il Dio slanciato,
e come stava lì, pieno nell’intimo di emanazione
e inflessibile, - quasi lo sapevano.
Eppure quando fu detto, era di più
che sapere tutto, del tutto incomprensibile.
Admeto deve morire. Quando? In quest’ora.

Si infranse però allora la scorza del suo impaurire
cadde a pezzi e tese le mani
in fuori, per trattare con il Dio.
Di anni, di un solo anno di gioventù,
di mesi, di settimane, un paio di giorni,
no non giorni, notti, Una sola
per Una notte, per questa solo: questa.
Il Dio negò, ed egli ruppe in un grido
e lo gridò fuori e non lo trattenne e gridò
come sua madre gridò nel parto.

E giunse a lui una vecchia,
e anche il padre venne, il vecchio padre,
e ambedue stettero, vecchi, invecchiati, confusi,
presso chi gridava, che subito, vicino come non mai,
li guardò, proruppe, inghiottì, disse:
padre,
ti importa dunque molto questa sosta,
questa frase, che ti impedisce il sesso?
Vai, versalo via. E tu, tu vecchia,
Matrona,
che fai ancora qui: tu partoristi.
E li considerò ambedue come animali sacrificali,
in Una presa. A un tratto li lasciò
e respinse il vecchio, pieno di pensieri nuovi, raggiante
e inspirando, chiamando: Creonte, Creonte!
E nient’altro; e nient’altro che questo nome.
Ma in questa espressione stette altro,
che non disse, senza nome in attesa,
come lo porse al giovane amico, l’amato,
bruciando come brace al di sopra della tavola scomposta.
I vecchi (stava lì), vedi, non sono una svendita,
sono consumati e malandati e quasi senza valore,
ma tu, tu, in tutta la tua bellezza -

Allora però non vide più l’amico.
Restò indietro, e quel che venne, fu lei,
un poco più piccola quasi, di come la conosceva
e leggera e triste nel pallido abito da sposa.
Gli altri tutti sono solo il suo vicolo,
attraverso il quale viene e viene -: (ora sarà qui
tra le sue braccia, che doloranti si alzano).

Ma mentre aspetta, lei parla; non a lui.
Parla al Dio, il Dio l’ascolta,
e ciascuno contemporaneamente l’ascolta prima nel Dio:

Sostituto nessuno per lui può essere. Io sì.
Io sono il sostituto. Che nessuno è alla propria fine
come lo sono io. Cosa mi rimane dunque di quanto
ero qui? Proprio questo è, che io muoio.
Non ti disse chi te lo portò
che quel giaciglio che là dentro attende,
agli inferi appartiene? Io presi congedo.
Congedo su congedo.
Nessun morente di più ne prende. Venni proprio
perchè il Tutto, fosse sotto di Lui sepolto
che ora è marito, si disfi, si sciolga -.
Quindi conducimi: proprio per lui muoio.

E come vento su alto mare, che balza,
così entrò il Dio come ad una morta
e di colpo fu lontano dal marito,
cui egli, nascosto in un piccolo segno,
le cento vite di questa terra gettò davanti.
Lui precipitò a sensi ottusi verso loro due
e abbrancò come in sogno. Andarono
già verso l’ingrsso, dove le donne
colme di pianto si spingevano. Ma una volta vide
ancora il volto della ragazza, che si voltava
con un sorriso, chiaro come speranza,
che quasi era promessa: adulta
tornare indietro da profonda morte
a lui, il vivente -
Allora colpì ecco
il suo volto con le mani, in ginocchio,
per non vedere più altro dopo quel riso.







*

Nessun commento:

Posta un commento

here we are