Georgien 2008

Georgien 2008

Le antiparole del dramma



ph: TroveRete, Turner, Paesaggio marino





Separava - o univa - cielo e mare
il segno che tracciava la sua riga
attenta, anche compunta, non felice
né infelice: il sospetto d'una riva
tra i fulmini a un candore di vetrate
altosparente tra l'inchiostro e l'ostro
che rapido tingeva la deriva
degli occhi su una nuca, su una chioma.
Troppo netto quel segno che non può 
separare o distinguere, non può
dal geometrico caos avere voce
marina, grido celeste, portare
salsedine, giorni, passi di naufraghi?
Ed è appena finita l'innocenza
d'una tolda ondeggiante che sorridi, 
chioma, se la tua tenebra è ora un volto?
Ma è necessario trattenersi tra le 
pieghe del rito, preparare la 
risposta, amare chi non ti ha 
amato e che avvampò nella fiammata, 
è necessario sillabare
lentamente, scandire fino in fondo, 
toccare increduli la piaga, è
necessario, se in essa fruga attento,
il dramma fino alla sua indifferenza
che ti ha portato a ogni differenza
sorridendo: là dove un segno indichi
– la freccia o la ferita non importa –
che lì soltanto diviso e indiviso
smisero d'essere divisi e indivisi.
Ripassa il suono dove già il silenzio
attende il segno, un senso, occorre sia
cosciente che dà quanto non possiede.
Tremula la linea che non distingue
qualcosa che finisce o vuol finire
sull'infinito tremulo del mare
o del tempo. Fanciullo, tu cresciuto
dove i vetri tinniscono a un eterno
stormire, separate le sostanze
non hanno volto, un'energia le muove
ad essere felici nel lamento

che separa e confonde: ascolta, seguilo.
Fu detto che la verità, essa sola, 
era da perseguire, era la favola
del vero; ma ora vedi la menzogna
è un po' più vera, solo questa povera
verità fa soffrire, non consola, 
le sue parole battono sull'asse
schiodato, crocifiggono, liberano.






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