Carissima Chiara,
qualche nume avverso mi perseguita, sto facendo indagini sulla mia salute divenuta molto precaria, ma ne rido ormai, e non sto a dirtene…
Intanto ho finalmente letto riletto il tuo Convalescenza, come promesso e… non potevo sbagliarmi, l’esito è stato davvero dirompente. Non poteva che essere così, come del resto mi conferma quel buongustaio di poesia che è Elio Grasso, che ti ha fatto uscire la raccolta nei Quaderni di Rebstein.
La tua è poesia davvero insolita, ha un’impronta tutta tua, molto originale, in quanto segui percorsi inaspettati, sia tematici che formali, unici nel piuttosto piatto panorama poetico attuale. Trovo la tua scrittura a tratti ironica, a tratti razionale, con incursioni metafisico-cosmiche e brani perturbanti. Riesci con disinvoltura a offrire la tua analisi dell’interiorità, il vivo desiderio di stati visionari e incontri enigmatici contemporaneamente scavando negli archetipi ed elaborando una tua personale ricerca di direzioni; centrale è la direzione unica verso l’interno, che mai appare come ripiegamento egoico, bensì come domanda di senso che dilata, universale. E a questo tuo intento ben si addice il lessico franto, spesso asintattico, fortemente ritmato, denso di assonanze. Una forma che fieramente opta per la scelta di mantenere distanza da ogni intonazione lirica, piuttosto predilige le concatenazioni logiche e visionarie, le rivelazioni inattese di uno sguardo indipendente, liberissimo. E pure vi è un tuo ascolto originale, empatico, con il mondo naturale, con le sue essenze creaturali, come nell’acuta osservazione della tartaruga (Animale d’ombra, pag.17) o del misterioso legame tra terra e mare (Didascalia esemplare, pag.19)
Ho molto apprezzato poi, perché rarissime in poesia, le tue riflessioni sulla scrittura e la vita, con le loro eterne contraddizioni che al contempo si rivelano eterne verità, mostrando il senso ossimorico imperscrutabile della nostra vicenda. Una quasi dichiarazione di poetica mi sembra infatti il bellissimo testo In arabo, pag. 30, dove affermi che cercare un senso non è mai fermarsi su di esso, perché anche il suo opposto, la mancanza (apparente) di significato, ha una sua densa ragione esprimibile in parole (forse solo di poesia).
Questa asimmetria della significanza, questo gioco dei contrari acutamente rivelatore, si ritrova in molti altri testi, scaturiti da uno sguardo bifronte sensibile, attentissimo. E’ lo stesso sguardo lucido di Antonin Artaud che in Il teatro e il suo doppio dipinge i nostri inquieti profili: siamo come in un rogo a far segni attraverso le fiamme.
Mi convince pure questa tua visione panica del vivere, questo lasciarti disponibile alla fusione con la natura, che emerge con limpida potenza in varie poesie, come Incanto discorsivo, Grammondo, L’usignuolo è raro, e l’intenso Fisica dei fluidi (pag.50). E davvero sento grande sintonia con gli ultimi testi, in cui prefiguri con serenità e finissima ironia la morte, immaginandola come un orizzonte ignoto, ma pacificato, liberato da ogni ostile connotazione.
Ti sono grata per questa possibilità offertami di lettura.
Con amicizia e un abbraccio caro,
Annamaria
con il suo benestare esplicito e che stia bene davvero!
Annamaria Ferramosca
http://www.poesia2punto0.com/category/progetti/poesia- condivisa-2/
Il più recente libro di poesia di Annamaria Ferramosca è Andare per salti, Edizioni Arcipelago Itaca 2017, Premio Arcipelago Itacadisponibile on line su amazon e su ibs
Mercedes Sosa:
https://www.youtube.com/watch?v=WyOJ-A5iv5I
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