Georgien 2008

Georgien 2008

salvati dalle acque





ph: Salsel, Salvato dalle acque



Di te m’ero quasi  liberato,
d’improvviso sei riapparsa svestita
così schiavo di te sono tornato.


Tu sorridi guardandomi beffarda
e quando bene ti sei divertita
m’abbandoni; e la morte mi è tarda


ma poi viene e mi si para avante
ed in questa penombra della vita
di quella ch’amo ravviso il sembiante.
Post scriptum
Giovanni Giudici, un giorno m’hai detto:
“Sono ormai secchi i rami del presente
in poesia si torni al Duecento”.
Ne desti esempio e io qui t’accontento.





Dirò: «sii pietoso» quando qualcuno
vorrà scavare la terra
dove da anni riposo.
«Siamo sette miliardi» sento già che risponde.
Poi «non ti sei ancora dissolto?» domanda scherzoso.
«Che giorno è?» chiedo, come fosse importante,
ma così per sapere se sono ancora nel tempo
ora che devo lasciare
l'ultimo lembo di spazio.
Sento che agita una zappa.
«Non fracassarmi il capo –invoco-
è quello che ancora mi resta d’umano.»
«Quando sarà il mio turno –risponde l’ignoto-
non sarò così vano. E poi –soggiunge-
se hai da fare qualche protesta
rivolgiti al padrone del campo
oggi è domenica, è la sua festa».



I miei versi portano
sull’abito di tutti i giorni
uno strano berretto metafisico,
mostrano tatuaggi fantasiosi
sopra la pelle riarsa,
si sporgono nel vuoto con
trattenuta disperazione.


Recitano le memorie confuse
di un viandante smarrito, di un vecchio
che fruga solitario
tra i ricordi dell’esistenza.
E si scavano dentro
per il dubbio che li tormenta,
brancolando nel buio tastano
le porte segrete della morte.













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