Georgien 2008

Georgien 2008

Lettereamiche






























ph TroveRete, Castelluccio di Norcia










bionanostrutture

 

          

avrò anch’io, come il geco nelle zampette

            in qualche area inesplorata del cervello del cuore

            sterminati minimi bioappigli

                                                        angstrom

            capaci di sorreggere

            il tuo peso sfrontato di bastione

            ti sostengo

            urtando urlando contro il cielo

            mio masso di Stonehenge

            col tatuaggio del nome tuo ripetuto

            in finissime impronte

           - come sulla foglia di loto -

                                                 sul mio petto



da  Other Signs, Other Circles - Selected Poems 1990-2009, Chelsea Editions, New York, Series Contemporary Italian Poets in Translation, 2009


*


di voce attesa                                             



una specie di lamento sottile

un gemito piccolo di gioia

come un timbro distorto per l’iridescenza delle acque

è la voce embrionale che attraversa la bolla salina  

risuona nelle vene alla madre

e preme e le canta la sua elementare infanzia

chiede di sfolgorare in concerto nel giorno

dell’uscita luminosa   quando 

il minuscolo corpo verrà adagiato

 sull’addomepianeta che riconosce


l’emissione di onde alla madre si compie

per distacco di corone vocali sottili come aureole

e lei interpreta e trema e costruisce

un paesaggio di case-alberi-strade

divinazione al primo cammino

lei avvia un’assertiva preghiera

salute prima poi bellezza e buona sorte ex aequo

tutto accadrà dovrà accadere 

per volontà - rito - destino

o solo

             per un in-cantamento



da Canti della prossimità, silloge in "La Poesia Anima Mundi", Edizioni Puntacapo, 2011


*


urti gentili



mi  manca la lingua   mi manca

quella timidezza di vocali aperte

di  zeta dolce nel grazie

un incurvarsi della voce in gola

come a piegarla fossero le pietre

salentine del ricordo o forse

una malinconia residua della nascita

ingorgo che resiste

allo sperpero del vivere


furore dei cieli di una volta

grida bianche dei dolmen che insistono

nel vedere il mattino sorgere

sulle rovine   ogni  volta

qualunque sia l’inclinazione della luce


mi manca  quella strana paura  

prima di ogni viaggio 

come un sottile rifiuto della distanza

come di albero che impone alle radici

 un limite all’espandersi e si concentra

sulla cura dei frutti      


pure amo

tutto questo calpestio di genti nella città

l’impasto lento di animelingue 

il rompersi dei meridiani   l’inarcarsi dei ponti per

            urti gentili 

questo annodarci annodando

i cesti della fiducia con antiche dita



da Ciclica, Edizioni La Vita Felice, 2014



*



ora che mostro viso e braccia aperte



s’accendono i corpi le voci

più libero il pianto più intense le carezze

apro armadi nel petto e 

vado per salti

dimentico zaino zavorra

virgole punti de-finizioni

tanto so che l’altrove

mi tiene d’occhio e


dorme la mia bambina delle meraviglie

ancora irrubata dal mondo

intatta nel suo pianeta

cosa devo farci io con questo spudorato pianeta

cosa devo farci con il terribile che infuria

con le solite frasi il solito sgomento

con quella spes ultima illusione

cosa devo farci pure con la poesia


tanto so che la nave

sta trascinando al largo

nel muto acquario dove ci ritroviamo

come all’origine   nudi

finalmente originali miseramente

splendidi nel nulla



da Andare per salti, Arcipelago Itaca Edizioni
















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