Georgien 2008

Georgien 2008

Si oppone ai contorni rigidi, Tommaso Landolfi




Tommaso Landolfi (1908-1979) 


Ogni uomo ha un doppio aspetto,
come di chi proceda su uno specchio:
da una parte cammina a caporitto,
dall’altra a capofitto.


Le due zittelle 

In uno scuorante quartiere d'una città essa medesima per tanti versi scuorante, al primo piano d'una casa borghese vivevano due zittelle colla vecchia madre. E buon per il lettore ch'io non sento il dovere, che a quanto sembra altri sente imperioso, di descrivere minutamente simili luoghi! Ce ne sarebbe di che fare entrar le paturnie al meglio disposto. Con che costrutto non so vedere; dunque cercherò di limitarmi qui ai cenni strettamente indispensabili, che sarà fin troppo. 

Rien va 

4 giugno 1958

Ed ecco mi ritrovo ancora una volta a tu per tu colla mia anima fiacca e leggera. Signore! ma come è possibile seguitare così? seguitare alla cieca, senza alcun conforto? andare senza sapere dove né perché? Stanotte è morta una mia vecchia zia, che non vedevo da anni molti: orribile cadaverino di una ormai inconprensibilmente remota. E in verità non è stata e non è per lei la mia angoscia: io per me stesso tremavo, che a quanto pare dovrò ben presto seguire quella strada e non sono a ciò in nessun modo preparato.

La pietra lunare 

"Buonasera, buonasera, da quanto tempo! Come va?" Lo zio, in maniche di camicia e con certi pantaloni incartapecoriti che gli torcevano le gambe come quelle dei cavallerizzi, reggendo la porta con una mano, coll'altra faceva grandi gesti di benvenuto e poi d'invito a entrare. Dietro di lui, come in un affresco del Ghirlandaio, si vedevano spuntare le teste degli altri componenti la famiglia: la zia, il cugino, la cugina, il piccolo figlio di costei, sul cui capo s'espandevano larghe croste di sudicio e che rideva, fra le braccia della mamma, con un'aria di furberia abortita; da ultimo la zucca morbosamente apatica del fratello della zia. 

Racconto d'autunno 

La guerra m'aveva sospinto, all'epoca di questa storia, lontano dai miei abituali luoghi di residenza. Due formidabili eserciti stranieri si scontravano allora sul nostro suolo, conducendo una campagna cruenta e che parve infinita alla maggior parte della popolazione, la quale ne fu, come si immagina, direttamente e barbaramente danneggiata. Inoltre le esose pretese, in uomini e materiali, d'uno di questi eserciti (l'invasore, che lentamente s'andava ritirando attraverso il paese, davanti all'altro, detto liberatore), nonché spirito patriottico o compromissione politica, costrinsero numerosissime persone a cercar rifugio per lunghi mesi o anche per anni in posti selvaggi e discosti dalle grandi strade, abbandonando i propri interessi, i propri averi e le famiglie medesime. Dove, coloro che ne avevano la possibilità o se ne sentirono il genio, si organizzarono per una resistenza armata o addirittura per l'offesa, altri resisterono almeno passivamente alle imposizioni degli invasori, altri infine badarono soltanto a togliersi dal folto della mischia. 





Landolfi splendido tenebroso


Si oppone ai contorni rigidi, Tommaso Landolfi. Sfuma: per questo vi si trovano tutti gli opposti, i paradossi, le ambiguità. La sua ascendenza deriva dalla “contrapposizione netta”. C’è chi per nascita si colloca così e ne mantiene il segno nel carattere (vedi: senzamamma, Sehnsucht, nostalgie, bastiancontrari ecc.). E di qui i contrasti interni, diciamo fra il suo bene e il suo male. Fortunatamente (per noi) egli avversa l’intento didascalico e non sembrerebbe nemmeno consapevole di un suo intento morale. Che però è inevitabile – nella persona, se pur evitabile nell’opera (buona). Morale e moralismo sono due cose ben distinte e ben distanti.
Già è stato detto in copia e benissimo su di lui, vedi Montale, Sereni e Idolina, e tanti altri. Dal mio linguaggio si capisce subito che non sono un critico né un giornalista e nemmeno insegnante. La mia modesta lettura deduce che Landolfi scriva per la sua salute. Di ciò gli sono grata. Avvalso di una motivazione forte come la perdita della madre in tenerissima età, si è speso davvero fino alla completa perdita di ogni cosa nella, questa sì, consapevolezza della sua opera. Suona spigolosa l’interpretazione freudiana ma tanto basilare quanto inevitabile anch'essa.
Si, per la sua salute. Mi permetto tanto e rincaro: neanche di nozioni di psicanalisi era digiuno, ma se a caso l’avesse praticata come ora più frequentemente accade: nei suoi propri labirinti, e tanto dibattuti, si sarebbe ritrovato appieno. Invece a noi importa questo, che la pratica di essa ci porta ad addolcire il di lui giudizio di sé troppo severo e a soprassedere certa enfasi denigratoria se non autodistruttiva (detta regressione, ritorno all’utero). Lo interpretiamo invece, pensiamo sia nostro diritto; ci pare la nostra fortuna che scrivendo egli agì nel miglior modo di curar sé stesso. Infinita cura, che fu, secondo noi come per noi, ‘vera ‘ ragion di scrivere ( e quindi d’essere).
Come a suo tempo (cito a memoria dalle Lunazioni del cuore) fece presente sua figlia, sarebbe una contraddizione in termini vivere l’ideale. Se è impossibile che vivere possa coincidere con scrivere quando si ha in mente una scrittura ideale e una altrettanto ideale vita, o che le utopie possano convertirsi a nostro uso in realtà, o che (al postutto, direbbe lui) la felicità vagheggiata possa esserci anche data tal quale, è innegabile che sappiamo tutti tanto bene ultima ratio accontentarci. Anche chi non sa accontentarsi sa che dovrebbe. Fin troppo bene, è inutile ripeterlo. Questioni di misteri (detti “inconsci”).
Lo strappo fra adolescenza e vecchiaia, a meno di non trovare l’età adulta la matura via di mezzo in medias res, sarebbe smettere di desiderare e gli alti ideali per precipitare bruscamente nell’inevitabile delusione. La vogliamo calda e subito ma ci tocca tiepida: non vogliamo fare questa doccia? Molto importante sarebbe continuare tutta la vita a desiderare, tenere alto il tiro, considerare le utopie: sono le direzioni del proprio cammino.
Sulla strada dell’impossibile ci sono le ‘cose’ che è possibile prendere per quello che sono, con un certo qual godimento. Sempre non ci manchi del tutto la figura materna.






crono:
Dialogo dei massimi sistemi 1937
La pietra lunare 1939
Il Mar delle Blatte e altre storie 1939
La spada 1942
Il principe infelice 1943
Le due zittelle 1946
Racconto d'autunno 1947
Cancroregina 1950
La biere du pecheur 1953
Ombre 1954
La raganella d'oro 1954
Ottavio di Saint-Vincent 1958
Mezzacoda 1958
Landolfo VI di Benevento 1959
Se non la realtà 1960
Racconti 1961 ristp da raccolta
In società 1962
Rien va 1963
Scene dalla vita di Cagliostro 1963
Tre racconti 1964
Un amore del nostro tempo 1965
Racconti impossibili 1966
Des mois 1967
Colloqui 1967 in aavv, Sei racconti
Un paniere di chiocciole 1968
Filastrocche 1968 in aavv, Le nuove filastrocche
Faust '67         1969
Breve canzoniere 1971
Gogol a Roma 1971
Viola di morte 1972 poesie
Le labrene 1974
A caso 1975
Il tradimento 1977 poesie
Del meno 1978
Il gioco della torre 1987








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