L’arte di dettagliare
o dello stile con cui operare il taglio di un’opera
Immaginiamo di ritagliare prima tutto intorno in giro ai fatti di cui si scriva o si parli o che si vivano. In tal modo da lasciar vedere più immediata l’evidenza. Non una regola, non una forma semplice: se sarà necessario si può scegliere una fronda, come sarebbe un antefatto, piuttosto che un cerchietto: se al nostro centro porti concisione.
Sembra, alla luce delle letture, che nel Medioevo i sentimenti fossero ben chiari ai più, senza sbavature, senza doverli indagare più di tanto, come riferimenti; pensiamo anche alla innovativa pittura di Giotto. E ci si potesse appellare ad essi in modo abbastanza univoco. Alludere alla maternità voleva dire richiamare una gioia e qualche dolore, parte di comuni esperienze; si toccava quel certo tasto.
Oggi un sentimento anche legato a semplice vissuto, a fatti di base, appare più indefinito nella lacerazione del comune sentire; esiste, ma navighiamo nell’imprecisione; forse sperimentiamo una tensione verso una maggior definizione, lo sapremo solo in seguito. Comunque sia, la coesione o il semplice accordo generale sul modo di recepire un accenno, non è scontato.
Individuata la cosa da dire, si tratta di scendere nel dettaglio per pulire la sensazione sollevata: anche se essa per sua natura rimarrà un misto anche di contraddizioni, la cosa dettagliata può far leva con più vigore su una purezza di sentimento, sulla sua immagine inequivocabile che ci portiamo dentro. Un’emozione di bellezza che corrisponde a un bisogno. La ricerca dell’essenza.
Un minimo dettaglio è già una cosa. Già ogni cosa ci rimanda a molte altre. Per vedere questa rete occorre che siano a fuoco i suoi nodi. Un nodo ben evidenziato, circostanziato nei dettagli, lascia che la rete si intraveda da sé, ad opera del lettore, di chi ascolta, o di chi guarda il mondo con curiosità.
Per questo è di fondamentale importanza sgranare i pensieri. Definire una scelta di nodi, di cose su cui concentrare i discorsi. Intorno a questi punti poi possiamo supporre che il resto si svolga quasi da sé, almeno senza particolare necessità della nostra presenza.
Il lavoro consiste nello sfoltimento artigianale, in sostanza. Ed è tutto quel che ci è dato di fare, peraltro. In conseguenza di un’ispirazione, quando ci visiti lo spirito, che ci dispone ad osservare. Chi compie qualcosa è lo spirito, al cui sevizio noi possiamo sintonizzarci.
Una distanza, sapersi tenere un passo indietro, non farà che lasciare più spazio alla cosa. Se abbiamo saputo scendere nei dettagli, non dobbiamo inventare nulla, possiamo esimerci dal costruire di più. Solo recepire, e seguire l’impulso a condividere.
I dettagli portano a un elogio del quotidiano. Più che sufficiente, basterà attingere un frammento per sentirsi parte di un flusso della grande memoria.
Raggiungere un ‘unità con il tutto è proprio il fine, non solo della letteratura, ma di ogni vita: risvegliare il nostro senso poetico. Allora dettagliare diventa un metodo, non solo per un modo di scrivere, ma per un modo di progredire, un fatto di coscienza.
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