Georgien 2008

Georgien 2008

Dino Campana

La petite promenade du poète


Me ne vado per le strade
strette oscure e misteriose:
vedo dietro le vetrate
affacciarsi Gemme e Rose.
Dalle scale misteriose
c’è chi scende brancolando:
dietro i vetri rilucenti
stan le ciane commentando.
……….
La stradina è solitaria:
non c’è un cane: qualche stella
nella notte sopra i tetti:
e la notte mi par bella.
E cammino poveretto
nella notte fantasiosa,
pur mi sento nella bocca
la saliva disgustosa. Via dal tanfo
via dal tanfo e per le strade
e cammina e via cammina,
già le case son più rade.
Trovo l’erba: mi ci stendo
a conciarmi come un cane:
da lontano un ubriaco
canta amore alle persiane.


Viaggio a Montevideo


Io vidi dal ponte della nave
i colli di Spagna
svanire, nel verde
dentro il crepuscolo d’oro la bruna terra celando
come una melodia:
d’ignota scena fanciulla sola
come una melodia
blu, su la riva dei colli ancora tremare una viola…
Illanguidiva la sera celeste sul mare:
pure i dorati silenzii ad ora ad ora dell’ale
varcaron lentamente in un azzurreggiare: …
lontani tinti dei varii colori
dai più lontani silenzii
ne la celeste sera varcaron gli uccelli d’oro: la nave
già cieca varcando battendo la tenebra
coi nostri naufraghi cuori
battendo la tenebra l’ale celeste sul mare.
Ma un giorno
salirono sopra la nave le gravi matrone di Spagna
da gli occhi torbidi e angelici
dai seni gravidi di vertigine. Quando
in una baia profonda di un’isola equatoriale
in una baia tranquilla e profonda assai più del cielo notturno
noi vedemmo sorgere nella luce incantata
una bianca città addormentata
ai piedi dei picchi altissimi dei vulcani spenti
nel soffio torbido dell’equatore: finché
dopo molte grida e molte ombre di un paese ignoto,
dopo molto cigolìo di catene e molto acceso fervore
noi lasciammo la città equatoriale
verso l’inquieto mare notturno.
Andavamo andavamo, per giorni e per giorni: le navi
gravi di vele molli di caldi soffi incontro passavano lente:
sì presso di sul cassero a noi ne appariva bronzina
una fanciulla della razza nuova,
occhi lucenti e le vesti al vento!
 ed ecco: selvaggia a la fine di un giorno che apparve
la riva selvaggia là giù sopra la sconfinata marina:
e vidi come cavalle
vertiginose che si scioglievano le dune
verso la prateria senza fine
deserta senza le case umane
e noi volgemmo fuggendo le dune che apparve
su un mare giallo de la portentosa dovizia del fiume,
del continente nuovo la capitale marina.
Limpido fresco ed elettrico era il lume
della sera e là le alte case parevan deserte
laggiù sul mar del pirata
de la città abbandonata
tra il mare giallo e le dune…



L’invetriata


La sera fumosa d’estate
dall’alta invetriata mesce chiarori nell’ombra
e mi lascia nel cuore un suggello ardente.
Ma chi ha (sul terrazzo sul fiume si accende una lampada) chi ha
a la Madonnina del Ponte chi è chi è che ha acceso la lampada? c’è
nella stanza un odor di putredine: c’è
nella stanza una piaga rossa languente.
Le stelle sono bottoni di madreperla e la sera si veste di velluto:
e tremola la sera fatua: è fatua la sera e tremola ma c’è,
nel cuore della sera c’è,
sempre una piaga rossa languente.




Il canto della tenebra


La luce del crepuscolo si attenua:
inquieti spiriti sia dolce la tenebra
al cuore che non ama più!
Sorgenti sorgenti abbiam da ascoltare,
sorgenti, sorgenti che sanno
sorgenti che sanno che spiriti stanno
che spiriti stanno a ascoltare…
Ascolta: la luce del crepuscolo attenua
ed agli inquieti spiriti è dolce la tenebra:
ascolta: ti ha vinto la Sorte:
ma per i cuori leggeri un’altra vita è alle porte:
non c’è di dolcezza che possa uguagliare la Morte
più più più
Intendi chi ancora ti culla:
intendi la dolce fanciulla
che dice all’orecchio: più più
Ed ecco si leva e scompare
il vento: ecco torna dal mare
Ed ecco sentiamo ansimare
il cuore che ci amò di più!
Guardiamo: di già il paesaggio
degli alberi e l’acque è notturno
il fiume va via taciturno…
Pùm! Mamma quell’omo lassù!



Entro una grotta di porcellana
Sorbendo caffè
Guardavo dall'invetriata la folla salire veloce
Tra le venditrici uguali a statue, porgenti
Frutti di mare con rauche grida cadenti
Su la bilancia immota:
Così ti ricordo ancora e ti rivedo imperiale
Su per l'erta tumultuante
Verso la porta disserrata
Contro l'azzurro serale,
Fantastica di trofei
Mitici tra torri nude al sereno,
A te aggrappata d'intorno
La febbre de la vita
Pristina: e per i vichi lubrici di fanali il canto
Instornellato de le prostitute
E dal fondo il vento del mar senza posa.




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