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da Poemi
tragici, 1908
La
falena
Per la
finestra, aperta sull'odorosa terrazza,
entrata è una falena volubile e freddolosa,
che tintinnando il fragile suo corpo alla lampa oleosa
dà di cozzo nel vetro sì forte che sembra pazza.
Vedendola
tanto irata perché non può struggere l'ale
alla fiammella rinchiusa, una feroce pietà
di lei mi prende... e il vetro sollevo... pensando se tale
non sia l'anima umana che cerca felicità.
*
da Canti
delle oasi, 1909
Per
vivere soltanto
O Terra, o
Madre, fa ch'io più non riesca a pensare
ma ch'io viva soltanto; viva come, d'agosto,
i nidi delle rondini partite verso il mare:
i nidi dove al vento tremano ancora, nascoste,
tenere
piume dei nati che per la prima volta
le madri spinsero al volo, alcuni giorni innanzi
la migrazione sul mare. O Madre, ascolta, ascolta:
fa che nell'anima mia tremino, soli, avanzi
di piume
che s'impigliarono spiccando il primo volo.
Ma se non vuoi mutarmi in nido, fa che almeno
io sia come quel pazzo che a mezzogiorno, solo,
in mezzo alla strada ardente, dirige con una canna,
dimenando
le braccia, l'orchestra delle cicale.
Ch'io dimentichi tutte ma tutte le parole,
ch'io senta i polmoni gonfiarsi del tuo fresco respiro
e ch'io non lo sappia lodare che in un lungo sospiro.
Fa ch'io mi
creda un sèrpere di fiume, calmo, argenteo
le notti di luna piena; e il mio fluire lento
non abbia che silenzio, nella murmurea voce.
Fa ch'io sia soddisfatto come al mare una foce.
Ma se mi
meditasti, o Terra, con grande fatica,
perch'io ricordi agli umili le fonti della vita
soave che tu ci desti: Madre possente e pudica,
fa di me quel che vuoi, poi ch'è tua la mia vita.
* |
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da Orchestrine,
1917
Partenza
All'alba, con uno scrollo leggero, ha fatto scricchiolare le sue radici di pietra e le ha liberate pian piano dal tenero della collina. S'è svincolata a un tratto, tra il frullo dell'ali, dai bei roseti rampicanti lungo i suoi muri celesti, che invano hanno provato a trattenerla, e son ricaduti giù sugli umidi incavi delle fondamenta. È rimasta solo la siepe verde con gli olmi a cerchio in attesa, e gli alveari che sudano di miele presso l'aiola turchina dei giaggioli, - e un merlo che chioccola un istante sul lapillo finofino del giardino. * |
da Arioso,
1921
Mattinata
Lo senti il
sapore dell'aria, stamani!
È un sapore d'erba e d'arancia,
come i giardini di favola
che dormono in balsamo ancora
nella nostra memoria infantile.
Arieggia, il tuo gesto ilare,
l'ombra oscillante del salice;
e all'insaputa fai cenno
alle curve lontane dei monti
che il vento assiepato nasconde d'azzurro.
Ma il tuo dolce brio forse allude
al fiato di neve irreale
che esalano fino quaggiù
i paesi che cela il sole,
nelle lontananze gelate.
Non canta un uccello, e siamo così felici!
Una favilla traluce dal cuor del ciottolo
che il tuo passo scavalca senza distrarsi,
e intanto nell'erba assorta
circola e trema improvviso
il soffio che vi dormiva.
Senti? Questa è la voce
che non l'orecchio intende
ma il trasalire solo del tuo silenzio
dedito al sogno celeste della musica.
Questo è il mattino
color del mio brivido.
Ed io con parole innocenti
vado come palpando
i fuggitivi contatti di questi momenti col cielo:
sono altrettanti saluti d'amore
al bel clima di felicità silenziosa
specchiata nel giro del nostro orizzonte.
***
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Grido
notturno
Notte oceanica, brivido estasiante di stelle!
S’inabissa il mio spasimo; e il livido
ciel che parea minacciare procelle
si scioglie in un mare d’oblio.
Ma io o musiche, in voi mi
confondo,
se ancora la fievole ascolto mia voce
che affiora dal fondo
silenzio, e ricorre alla tacita foce,
a un tremulo oceano di sogno,
cui dolorando agogno
dal mio deserto atroce […]
Ma taci,mia anima, ascolta
le risonanze meste.
Il tuo spasimante grido improvviso
d’angoscia
rotolando echeggia lungo l’immensa
volta
della lucente cupola celeste,
e si rifrange e riscroscia
dentro i siderei silenzi
del tuo stesso pensiero.
E nel notturno abbandono
invano tu chiedi piangendo: Chi sono?
*
Il cipresso
Agile, rapido come un pensiero
balzante dall’anima dell’ Infinito
si spreme da terra il mistero
d’un cupo cipresso. Acuito
in un desiderio lo vidi
ch’è inesprimibile, quasi
un’ansia di morte; pur ricco di nidi
fiorito di parvole vite.
*
Per il silenzio
Ch’io non parli superbo alla mia gente!
Io molto l’amo ed amo i suoi dolori.
Ma che dal suo travaglio io resti fuori,
perch’io lo senta in me più grandemente.
Ed io vi prego, o uomini in tregenda
che mi lasciate alla mia grande pace,
dove ogni vostro strepito si tace…..
Ch’io
nulla oda, affinché tutto intenda.
*
da
Solo
[…]
Promisi. E oggi son, fra tutti, solo.
Di tale amore, di tal odio umano
non posso amar, né odiare.
Sforzo vano!
son tutti in me. Io amo ed odio un
solo.
*
Poemi del sole
E allora tutto il giorno avremo calma e
sole,
e
sempre potremo uscire;
e andremo a vedere bruciare,
appena che il sole aggiorni,
sui monti le carbonare;
e a mezzogiorno, tornando, faremo,
pei boschi giaggioli.
*
da Terrestrità del sole (1927)
Ecco
il ritmo frenetico del sangue,
quando gli azzurri tuonano a distesa,
e qualsiasi colore si fa fiamma
nell'urlo delle tempie.
Ecco il cuor mio nella selvaggia ebbrezza
di svincolare in esseri le forme
disincantate a vortice di danza.
Ecco i visi risolti in fiabe d'oro
in lievi organi d'ali.
Ecco gli alberi in forsennate lingue
contorcersi, balzar fra scoppiettii
di verdi fiamme dalla terra urlante.
E fra l'altre manie del mezzogiorno,
ecco me, congelato in stella fissa,
ch'esaspero l'antica aria di piaghe
metalliche, sull'erba di corallo.
(Pulsa il fianco del mare sul granito
come un trotto infinito di cavallo).
10
Chi è questa improvvisa dea che appare?
Occhi diafani stellano di luna
sotto il manto ondeggiante delle chiome.
Da quella bocca, che sui denti abbonda
nelle labbra imbronciate come un fiore,
la voce non la intende altri che il mare.
Perché venne fra noi come una donna?
Quel suo piccolo capo trasparisce
di mattinate, d’angioli e di giuochi,
e nel girarsi addita in sua dolcezza
che le pietre traboccano di foglie,
le flore mettono ali, e mandre brute
s’appassionano d’ansie e di pensieri.
E noi, pregando che assuma figura
di beltà, la parola in noi rinchiusa,
ne intravediamo, come un sogno, il volto
nel modello che in lei donna respira.
30
L’identità del cuore, che asseconda
i cicli e le stagioni dei pianeti
e il respiro dell’acque e il crescerne erba
e i colmi avvenimenti d’ogni vita,
persuade in un ritmo di consensi
anche l’avvicendarsi in creature
che rientrano e escono dal mondo
nel gran flusso e riflusso della morte.
Gloria del sole, la tua luce è ordito
d’anime che si librano in amori
immateriali nell’oceano d’angeli
del tuo torace cosmico; e il mio breve
polso è la tua battuta, e il mio pensarti
è la tua riva, e in te nutro il respiro
assiduamente del mio verbo d’uomo.
*
da Vincere il drago! (1928)
La
terra sogna l'ultime farfalle
prima di risvegliarsi autunnalmente
dai veli del suo sonno trasparente
ammassati nel cavo della valle.
Volano,
insieme con le foglie gialle,
sui prati, ove l'erbette macilente
s'estenuano in un soffio ond'ella sente
crescere, in ombra, funghi, muschi e galle.
Battono l'ali
pavide, al riparo
delle fratte, palpandovi di fuga
fiori non più, ma qualche sterpo amaro.
Umida luce
ombreggia di viola
la terra in dormiveglia, che si ruga
già del risveglio che nell'aria vola.
23
Da curve di nuvoli aleggia,
in grembo al meriggio turchino,
la voce dei mondi: è un bambino,
che guida una candida greggia
a pascer gli steli
di sole, nei cieli.
E il piccolo bimbo è il pastore
celeste, che parla e risponde
all’umili pecore monde
lungh’esse le prata sonore,
dov’erbe e mentastri
fioriscono in astri.
Con flauto d’angelico argento
dà voce alla melodia grande
che sboccia fra i mondi, e s’espande
fin dentro la terra, col vento
che in nubi sorregge
candori di gregge.
30
Una voce inaudita addorme o stratta
gli oceani, e scrolla i continenti. Eppure,
schiude i fiori in dolcezza, e cauta allatta
i cuccioli ora nati, e crea figure
del suo divino afflato
in me ch’ella ha creato.
La sua pienezza d’essere si libra
sulla vita di tutti, in un amplesso
che insinua sé nella più tenue fibra
d’ogni suo nato, e non per farlo ossesso
d’una potenza aliena
ma per prestargli lena:
lena che imprime, risonando, l’orma
della musica sua nella nascente
cosmicità d’ogni terrestre forma,
che sarà vita, un giorno, in sé vivente,
pari, per proprio amore,
al proprio creatore.
*
da Simili a melodie rapprese
in mondo (1929)
Simili
a melodie rapprese in mondo,
quand'erano sull'orlo di sfatarsi
nei superni silenzi, ardono pace
nel mezzogiorno torrido le ondate
ferme dei pini, sul brillio turchino
del mare che smiracola d'argento.
E ancora dalle masse di smeraldo
divampa un concepirsi incandescenze;
ma un pensiero di su le incenerisce
in quella pausa d'essere ch'è cielo:
azzurreggiar di tenebra, che intima
(dal massiccio dell'alpe all'orizzonte)
ai duri tronchi ergersi alati incensi
a un dio sonoro, addormentato, in forma
d'un paese celeste sulla terra.
*
da Zolla ritorna cosmo (1930)
L'anima,
che trasvola dal mio corpo
dentro il sonno abissale d'ogni notte,
riflette in sé le costellazioni
massime; e immaginando, entro la sfera
della sua breve nuvola, il superno
giro dei dodici astri eterni, specchia
in sé l'ordine identico dei mondi.
Quando poi, sull'aurora, torna mia
la veglia di quell'anima celeste,
porto nel ritmo ciclico del sangue
dodici forze d'oro per la vita,
dodici gruppi di potenti suoni,
benché taciuti in organi di terra.
47
Le penombre di mammola, nei caldi
incavi del tuo viso, hanno stupori
d’aurora nel sorriso delle labbra
e nell’ardore diafano degli occhi.
Il roseo dell’intenta anima affiora
al limite impalpabile che abbraccia
te quasi caldo petalo carnale,
e annuncia i ditirambici abbandoni
della femminea musica segreta
in balìa del volere che m’infiamma
a somigliarti in sillabe di canto.
La tua persona è immagine in silenzio
della nostra vocale ansia di cieli,
e quelle ombre di mammola, nei caldi
incavi del tuo viso, hanno stupori
dorati, a fior degli occhi e delle labbra,
nel sogno di voler rassomigliare
alla forma che, in noi, musica vive.
*
da Suoni del Gral (1932)
75
Mestizia
d'un arcangelo è il tuo volto
generato dal casco dei capelli
che nei tuoi sguardi amplifica l'ascolto
del mare in salmodie d'astri gemelli.
La chiusa
ansia del seno, ove è raccolto
il tuo voler ricevere i novelli
spiriti del mio sangue, insù rivolto,
freme d'ardore nei tuoi fianchi snelli.
Ma il
molleggiante ritmo dei tuoi lievi
piedi, ove siamo entrambi un cielo solo,
àlia da terra angelici sollievi.
O creatura
emersa dal mio petto,
tu sveli in me l'altro inattinto polo
del voler mio, che in te si fa perfetto.
*
da Aprirsi fiore (1935)
Il
gruppo dei tuoi boccoli, che il vento
sviluppa di sollievi musicali
sulla fronte infantile, suona argento
di voci, nei miei sogni prenatali.
Con l'onda
che al mio petto ansa in accento
di fanciullezza eterna, ecco trasali
fra l'impeto dei giuochi in movimento,
e mi sfiori con gli occhi pieni d'ali.
Si stende il
prato color giorno, e sembra
vivo tappeto d'oro sulla terra
oscura, che vi occulta le sue membra.
Tu sorgi come un fiato dalla zolla
profonda che il tuo calice disserra:
farfalla in fiore, o volo di corolla.

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