Georgien 2008

Georgien 2008

Arturo Onofri






da Poemi tragici, 1908


La falena


Per la finestra, aperta sull'odorosa terrazza,

entrata è una falena volubile e freddolosa,

che tintinnando il fragile suo corpo alla lampa oleosa

dà di cozzo nel vetro sì forte che sembra pazza.

Vedendola tanto irata perché non può struggere l'ale

alla fiammella rinchiusa, una feroce pietà

di lei mi prende... e il vetro sollevo... pensando se tale

non sia l'anima umana che cerca felicità.


*



da Canti delle oasi, 1909


Per vivere soltanto


O Terra, o Madre, fa ch'io più non riesca a pensare

ma ch'io viva soltanto; viva come, d'agosto,

i nidi delle rondini partite verso il mare:

i nidi dove al vento tremano ancora, nascoste,

tenere piume dei nati che per la prima volta

le madri spinsero al volo, alcuni giorni innanzi

la migrazione sul mare. O Madre, ascolta, ascolta:

fa che nell'anima mia tremino, soli, avanzi

di piume che s'impigliarono spiccando il primo volo.

Ma se non vuoi mutarmi in nido, fa che almeno

io sia come quel pazzo che a mezzogiorno, solo,

in mezzo alla strada ardente, dirige con una canna,

dimenando le braccia, l'orchestra delle cicale.

Ch'io dimentichi tutte ma tutte le parole,

ch'io senta i polmoni gonfiarsi del tuo fresco respiro

e ch'io non lo sappia lodare che in un lungo sospiro.

Fa ch'io mi creda un sèrpere di fiume, calmo, argenteo

le notti di luna piena; e il mio fluire lento

non abbia che silenzio, nella murmurea voce.

Fa ch'io sia soddisfatto come al mare una foce.

Ma se mi meditasti, o Terra, con grande fatica,

perch'io ricordi agli umili le fonti della vita

soave che tu ci desti: Madre possente e pudica,

fa di me quel che vuoi, poi ch'è tua la mia vita.


*

da Orchestrine, 1917


Partenza

Coi suoi colombi candidi, la casa ha preso il volo alla volta del mare.
All'alba, con uno scrollo leggero, ha fatto scricchiolare le sue radici di pietra e le ha liberate pian piano dal tenero della collina.
S'è svincolata a un tratto, tra il frullo dell'ali, dai bei roseti rampicanti lungo i suoi muri celesti, che invano hanno provato a trattenerla, e son ricaduti giù sugli umidi incavi delle fondamenta.
È rimasta solo la siepe verde con gli olmi a cerchio in attesa, e gli alveari che sudano di miele presso l'aiola turchina dei giaggioli, - e un merlo che chioccola un istante sul lapillo finofino del giardino.



*



da Arioso, 1921

Mattinata


Lo senti il sapore dell'aria, stamani!

È un sapore d'erba e d'arancia,

come i giardini di favola

che dormono in balsamo ancora

nella nostra memoria infantile.

Arieggia, il tuo gesto ilare,
l'ombra oscillante del salice;
e all'insaputa fai cenno
alle curve lontane dei monti
che il vento assiepato nasconde d'azzurro.
Ma il tuo dolce brio forse allude
al fiato di neve irreale
che esalano fino quaggiù
i paesi che cela il sole,
nelle lontananze gelate.
Non canta un uccello, e siamo così felici!
Una favilla traluce dal cuor del ciottolo
che il tuo passo scavalca senza distrarsi,
e intanto nell'erba assorta
circola e trema improvviso
il soffio che vi dormiva.
Senti? Questa è la voce
che non l'orecchio intende
ma il trasalire solo del tuo silenzio
dedito al sogno celeste della musica.
Questo è il mattino
color del mio brivido.
Ed io con parole innocenti
vado come palpando
i fuggitivi contatti di questi momenti col cielo:
sono altrettanti saluti d'amore
al bel clima di felicità silenziosa
specchiata nel giro del nostro orizzonte.



***





Grido notturno
                            
                                     
 Notte oceanica, brivido estasiante di stelle!
S’inabissa il mio spasimo; e il livido
ciel che parea minacciare procelle
si scioglie in un mare d’oblio.
Ma io  o musiche, in voi mi confondo,
se ancora la fievole ascolto mia voce
che affiora dal fondo
silenzio, e ricorre alla tacita foce,
a un tremulo oceano di sogno,
cui dolorando agogno
dal mio deserto atroce […]
Ma taci,mia anima, ascolta
le risonanze meste.
Il tuo spasimante grido improvviso d’angoscia
rotolando echeggia lungo l’immensa volta
della lucente cupola celeste,
e si rifrange e riscroscia
dentro i siderei silenzi
del tuo stesso pensiero.
E nel notturno abbandono
invano tu chiedi piangendo: Chi sono?


*


Il cipresso

                            
Agile, rapido come un pensiero
balzante dall’anima dell’ Infinito
si spreme da terra il mistero
d’un cupo cipresso. Acuito
in un desiderio lo vidi
ch’è inesprimibile, quasi
un’ansia di morte; pur ricco di nidi
fiorito di parvole vite.

*


Per il silenzio
                               
Ch’io non parli superbo alla mia gente!
              Io molto l’amo ed amo i suoi dolori.
Ma che dal suo travaglio io resti fuori,
perch’io lo senta in me più grandemente.
Ed io vi prego, o uomini in tregenda
                                             che mi lasciate alla mia grande pace,
                                             dove ogni vostro strepito si tace…..
                                             Ch’io nulla oda, affinché tutto intenda.



*


da  Solo

[…]                              
Promisi. E oggi son, fra tutti, solo.
                                                  Di tale amore, di tal odio umano
                                                  non posso amar, né odiare. Sforzo vano!
                                                  son tutti in me. Io amo ed odio un solo.




*


Poemi del sole
                         

E allora tutto il giorno avremo calma e sole,
                                                  e sempre potremo uscire;
                                             e andremo a vedere bruciare,
          appena che il sole aggiorni,
          sui monti le carbonare;
          e a mezzogiorno, tornando, faremo,
          pei boschi  giaggioli.



*
da Terrestrità del sole (1927)



Ecco il ritmo frenetico del sangue,

quando gli azzurri tuonano a distesa,

e qualsiasi colore si fa fiamma

nell'urlo delle tempie.

Ecco il cuor mio nella selvaggia ebbrezza

di svincolare in esseri le forme
disincantate a vortice di danza.
Ecco i visi risolti in fiabe d'oro
in lievi organi d'ali.
Ecco gli alberi in forsennate lingue
contorcersi, balzar fra scoppiettii
di verdi fiamme dalla terra urlante.
E fra l'altre manie del mezzogiorno,
ecco me, congelato in stella fissa,
ch'esaspero l'antica aria di piaghe
metalliche, sull'erba di corallo.
(Pulsa il fianco del mare sul granito
come un trotto infinito di cavallo).


10

Chi è questa improvvisa dea che appare?

Occhi diafani stellano di luna

sotto il manto ondeggiante delle chiome.

Da quella bocca, che sui denti abbonda

nelle labbra imbronciate come un fiore,

la voce non la intende altri che il mare.
Perché venne fra noi come una donna?
Quel suo piccolo capo trasparisce
di mattinate, d’angioli e di giuochi,
e nel girarsi addita in sua dolcezza
che le pietre traboccano di foglie,
le flore mettono ali, e mandre brute
s’appassionano d’ansie e di pensieri.
E noi, pregando che assuma figura
di beltà, la parola in noi rinchiusa,
ne intravediamo, come un sogno, il volto
nel modello che in lei donna respira.

30

L’identità del cuore, che asseconda

i cicli e le stagioni dei pianeti

e il respiro dell’acque e il crescerne erba

e i colmi avvenimenti d’ogni vita,

persuade in un ritmo di consensi

anche l’avvicendarsi in creature
che rientrano e escono dal mondo
nel gran flusso e riflusso della morte.
Gloria del sole, la tua luce è ordito
d’anime che si librano in amori
immateriali nell’oceano d’angeli
del tuo torace cosmico; e il mio breve
polso è la tua battuta, e il mio pensarti
è la tua riva, e in te nutro il respiro
assiduamente del mio verbo d’uomo.

*
da Vincere il drago! (1928)



La terra sogna l'ultime farfalle

prima di risvegliarsi autunnalmente

dai veli del suo sonno trasparente

ammassati nel cavo della valle.

Volano, insieme con le foglie gialle,

sui prati, ove l'erbette macilente

s'estenuano in un soffio ond'ella sente

crescere, in ombra, funghi, muschi e galle.

Battono l'ali pavide, al riparo

delle fratte, palpandovi di fuga

fiori non più, ma qualche sterpo amaro.

Umida luce ombreggia di viola

la terra in dormiveglia, che si ruga

già del risveglio che nell'aria vola.


23

Da curve di nuvoli aleggia,

in grembo al meriggio turchino,

la voce dei mondi: è un bambino,

che guida una candida greggia

a pascer gli steli

di sole, nei cieli.

E il piccolo bimbo è il pastore

celeste, che parla e risponde

all’umili pecore monde

lungh’esse le prata sonore,

dov’erbe e mentastri

fioriscono in astri.

Con flauto d’angelico argento

dà voce alla melodia grande

che sboccia fra i mondi, e s’espande

fin dentro la terra, col vento

che in nubi sorregge

candori di gregge.

30

Una voce inaudita addorme o stratta

gli oceani, e scrolla i continenti. Eppure,

schiude i fiori in dolcezza, e cauta allatta

i cuccioli ora nati, e crea figure

del suo divino afflato

in me ch’ella ha creato.

La sua pienezza d’essere si libra

sulla vita di tutti, in un amplesso

che insinua sé nella più tenue fibra

d’ogni suo nato, e non per farlo ossesso

d’una potenza aliena

ma per prestargli lena:

lena che imprime, risonando, l’orma

della musica sua nella nascente

cosmicità d’ogni terrestre forma,

che sarà vita, un giorno, in sé vivente,

pari, per proprio amore,

al proprio creatore.
*

da Simili a melodie rapprese in mondo (1929)



Simili a melodie rapprese in mondo,

quand'erano sull'orlo di sfatarsi

nei superni silenzi, ardono pace

nel mezzogiorno torrido le ondate

ferme dei pini, sul brillio turchino

del mare che smiracola d'argento.
E ancora dalle masse di smeraldo
divampa un concepirsi incandescenze;
ma un pensiero di su le incenerisce
in quella pausa d'essere ch'è cielo:
azzurreggiar di tenebra, che intima
(dal massiccio dell'alpe all'orizzonte)
ai duri tronchi ergersi alati incensi
a un dio sonoro, addormentato, in forma
d'un paese celeste sulla terra.

*
da Zolla ritorna cosmo (1930)




L'anima, che trasvola dal mio corpo

dentro il sonno abissale d'ogni notte,

riflette in sé le costellazioni

massime; e immaginando, entro la sfera

della sua breve nuvola, il superno

giro dei dodici astri eterni, specchia
in sé l'ordine identico dei mondi.
Quando poi, sull'aurora, torna mia
la veglia di quell'anima celeste,
porto nel ritmo ciclico del sangue
dodici forze d'oro per la vita,
dodici gruppi di potenti suoni,
benché taciuti in organi di terra.


47

Le penombre di mammola, nei caldi

incavi del tuo viso, hanno stupori

d’aurora nel sorriso delle labbra

e nell’ardore diafano degli occhi.

Il roseo dell’intenta anima affiora

al limite impalpabile che abbraccia
te quasi caldo petalo carnale,
e annuncia i ditirambici abbandoni
della femminea musica segreta
in balìa del volere che m’infiamma
a somigliarti in sillabe di canto.
La tua persona è immagine in silenzio
della nostra vocale ansia di cieli,
e quelle ombre di mammola, nei caldi
incavi del tuo viso, hanno stupori
dorati, a fior degli occhi e delle labbra,
nel sogno di voler rassomigliare
alla forma che, in noi, musica vive.

*
da Suoni del Gral (1932)


75



Mestizia d'un arcangelo è il tuo volto

generato dal casco dei capelli

che nei tuoi sguardi amplifica l'ascolto

del mare in salmodie d'astri gemelli.

La chiusa ansia del seno, ove è raccolto

il tuo voler ricevere i novelli

spiriti del mio sangue, insù rivolto,

freme d'ardore nei tuoi fianchi snelli.

Ma il molleggiante ritmo dei tuoi lievi

piedi, ove siamo entrambi un cielo solo,

àlia da terra angelici sollievi.

O creatura emersa dal mio petto,

tu sveli in me l'altro inattinto polo

del voler mio, che in te si fa perfetto.


*
da Aprirsi fiore (1935)


Il gruppo dei tuoi boccoli, che il vento

sviluppa di sollievi musicali

sulla fronte infantile, suona argento

di voci, nei miei sogni prenatali.

Con l'onda che al mio petto ansa in accento

di fanciullezza eterna, ecco trasali

fra l'impeto dei giuochi in movimento,

e mi sfiori con gli occhi pieni d'ali.

Si stende il prato color giorno, e sembra

vivo tappeto d'oro sulla terra

oscura, che vi occulta le sue membra.


Tu sorgi come un fiato dalla zolla 

profonda che il tuo calice disserra:

farfalla in fiore, o volo di corolla.




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