Georgien 2008

Georgien 2008

Osip Mandel'stam, Odio la luce che splende

Mi sono perso nel cielo… Che fare?
Risponda chi gli sta vicino.
Più facile era per voi, nove di Dante
dischi da discobolo, risuonare.

Me e la vita, nessuno può dividerci – lei sogna
di uccidermi, e subito dopo di blandirmi,
perché orecchie, occhi, orbite siano pieni
di nostalgia di Firenze.

Non mettetemi, non mettete
l’acre-tenero alloro sulle tempie,
piuttosto stracciatemi il cuore
in brandelli di suono azzurro.

Perché quando, finita la mia parte, morrò,
amico in vita di tutti i viventi,
risuoni più largo e più alto il richiamo

del cielo nell’arco del mio petto.


*

I hate the light that shines
from the monotonous stars.
Welcome back, old obsession of mine –
tower that thins to an arrow of spire!
Stone, become a web,
a lace fragility:
let your thin needle stab
the empty breast of sky.
My turn will come yet –
I feel the wings spreading.
So be it – but where is the target
where living thought’s arrow is heading?
Perhaps I will come back here
when my path and my time both fade:
I could not love there
and here I am afraid…

Odio la luce che splende
dalle monotone stelle.
Bentornata, mia vecchia ossessione -
torre che smagri a freccia di spira!

Pietra fatti rete,
fragilità di pizzi:
l'ago sottile infilzi
il petto vuoto del cielo.

Il mio turno verrà -
Sento aprirsi le ali.
Sia così - ma dov'è il tirasegno
dove mira la freccia di vivo pensiero?

Può darsi che io torni qui
quando sentiero e ore svaniranno:
là non potei amare
e qui ho paura…


*




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