Ciascun inspiro descrivi un moto di apertura e dopo una piccola pausa, con l'espiro uno di chiusura. Durante alcuni respiri a piacere opti di star fermo all'ascolto dei possibili effetti per il minimo moto precedente, e del percorso a cui ha spinto il flusso di aria in te.
Parli mentre esegui, magari, ma non pensi.
Un'ora di sollievo beneficia poi almeno una
giornata; estrema eleganza elude lo sforzo.
La lentezza, l'assenza di un risultato prefisso
scacciano competizioni persino con sè medesimi; lo svolgersi pressochè ad occhi
chiusi della pratica, l'essenza incentrata sul proprio respiro e il suo ritmo
riparano dalla stanchezza. E di questo il gruppo ringrazia.
dice david:
dice david:
L’ascolto corporale si avvicina all’arte di scoprirne l’armonia fondamentale, di ritrovarne i ritmi originali.
Possiamo permetterci di ascoltare il corpo senza saperne nulla?
Ascoltare l'Istante…?
Ascoltare l'Istante…?
Non c’è nulla da cambiare.
Si vede solo quello che succede.
Non c’è niente da escludere.
Volere escludere è violenza.
Volersi concentrare è violenza.
Lasciare la sensazione corporale completamente libera e rimanere aperti.
Si vede solo quello che succede.
Non c’è niente da escludere.
Volere escludere è violenza.
Volersi concentrare è violenza.
Lasciare la sensazione corporale completamente libera e rimanere aperti.
Non si tratta di “arrivare a fare”, ma rendersi ben conto di tutte le limitazioni, dei blocchi, della mancanza di sensibilità che ci abita e maschera la nostra reale corporalità.



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