Dio mio, sarebbe dunque vero che la pace del cuore non si può trovare che nel mondo e tra i propri simili? Eppure, ancora: era colpa mia se io ero come ero? Stare tra i propri simili è ben detto: se però uno non ha simili? Ma tutti, dice, hanno simili. Comunque ora è manifestamente inutile per me farneticare su questo problema. . . O avrei tutto sbagliato dal principio? Né qui né li evidentemente si può vivere con quello con cui vivevo e vivo io: non avrei dovuto, non dovrò per avventura dare un altro giro, un altro senso alla mia vita? Non c'è qualcosa che possa illuminare quella vita, questa, la morte e tutto il resto? Mi pare confusamente di sì, e basterebbe nominare tale cosa, basterebbe cioè trovare la parola per designarla; ma non la trovo. Oppure non voglio pronunziarla, o alcunché mi impedisce di pronunziarla, alcunché forse di prossimo all'orgoglio, a un orgoglio radicale, cieco, magari inconsapevole? Non sarebbe semplicemente che non voglio confessarmi vinto? . . . Evvia; vinto da che; da chi? . . . Cosi l'ho quasi pronunziata, quella parola.
D'altronde io devo smetterla di chiacchierare tanto, sia pure con me stesso. Devo smettere soprattutto di chiedermi spiegazioni: la confusione che ho nel capo aumenta, aumenta, non c'è più da capirci nulla. Ho detto d'avere dei ricordi: li avevo, ho perduto memoria di tutto.
Aumenta. Ecco, io non volevo dirlo neppure a me stesso, ho tardato finora a dirlo, ma ora ci son costretto. Io. . . non è buffo tutto quello che oggi son venuto scrivendo? Buffo si deve essere, perché guardandomi nello specchio d'acciaiò della parete di fronte vedo che rido. Rido convulsamente, senza suono. Rido arrovesciando un poco la testa, coi pugni alle tempie . . .
D'altronde io devo smetterla di chiacchierare tanto, sia pure con me stesso. Devo smettere soprattutto di chiedermi spiegazioni: la confusione che ho nel capo aumenta, aumenta, non c'è più da capirci nulla. Ho detto d'avere dei ricordi: li avevo, ho perduto memoria di tutto.
Aumenta. Ecco, io non volevo dirlo neppure a me stesso, ho tardato finora a dirlo, ma ora ci son costretto. Io. . . non è buffo tutto quello che oggi son venuto scrivendo? Buffo si deve essere, perché guardandomi nello specchio d'acciaiò della parete di fronte vedo che rido. Rido convulsamente, senza suono. Rido arrovesciando un poco la testa, coi pugni alle tempie . . .
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