Non esiste insegnamento , educazione o simili. Salvo in un unico caso. Prova ne sia se non potei con tutte le mie forze e so io se ce le misi, su un figlio; perchè ci mise giustamente lo zampino il mondo, che è mondo rovesciato. Il mondo rovesciato illude di essere rovesciabile, o raddrizzabile, secondo i punti di vista. Ma non lo è.
Così non si va a dire che è un illuso a chi lo è. Non ha nessuna rilevanza accompagnarlo a dare il naso dove e se gli potrà capitare di darlo. Ciascuno fa quel che può e anche meno, questa è una sacra massima da meditare. Insegnamento e modello e maestro valgono se sei tu a cercarli e se li trovi e se li paghi; allora impari prima a conoscerti, poi a agire su di te, a continuare a imparare da solo. Da una solitudine a una solitudine. L'apprendimento delle anime è solitario.
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Una persona colta non è mai sola. Se non altro, l'accompagnano i suoi pensieri. O quelli dei Grandi del passato. Molto più intelligenti di ciò che potrebbe sentire dalla maggior parte dei suoi simili.
Matteo Veronesi
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E' impossibile dire che razza di urlo / sia il mio: è vero che è terribile - tanto da sfigurarmi i lineamenti / rendendoli simili alle fauci di una bestia - ma è anche, in qualche modo gioioso, / tanto da ridurmi come un bambino / E' un urlo fatto per invocare l'attenzione di qualcuno / o il suo aiuto; ma anche, forse, per bestemmiarlo. / E' un urlo che vuole far sapere, / in questo luogo disabitato, che io esisto, / oppure, che non soltanto esisto, / ma che so. E' un urlo / in cui in fondo all'ansia / si sente qualche vile accento di speranza: / oppure un urlo di certezza assolutamente assurda / dentro cui risuona, pura, la disperazione. / Ad ogni modo questo è certo: che qualunque cosa / questo mio urlo voglia significare, / esso è destinato a durare oltre ogni possibile fine / FINE.
Teorema, il finale
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Prima tragedia: una educazione comune, obbligatoria e sbagliata che ci spinge tutti dentro l’arena dell’avere tutto a tutti i costi. In questa arena siamo spinti come una strana e cupa armata in cui qualcuno ha i cannoni e qualcuno ha le spranghe. Allora una prima divisione, classica, è "stare con i deboli". Ma io dico che, in un certo senso tutti sono i deboli, perché tutti sono vittime. E tutti sono i colpevoli, perché tutti sono pronti al gioco del massacro. Pur di avere. L’educazione ricevuta è stata: avere, possedere, distruggere.
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