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[...]
u çe u s'èa fetu scüu e, pai Tabarchin zà a l'è ina cosa assè rèa. Dapö,
squaixi sübetu ean caite e primme stisse d'ègua. Lè ascì a s'èa taxìa, ansi a
pensòghe, puaiva che se fise affermàu u mundu intregu, orménu u nostru mundu.
Pe prima in pichetò in scê fögge du geragnu, apröu ciü 'nscistente ma tostu
invisibile; l'odù de tèra a muntò, végiu in memoia; â fin ègua grossa, zü a
cazze de tencia, de buriaña. A canò ch'a l'ea virò, ancun pe lavò i taiti, a
s'èa missa a cantò a so bella cansun. Sensa uàiau, se gh'ea issàu in'idea e
gassette dâ bucca.
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Migranti
Io non sono di qui. Non appartengo a questa terra dove sono nato; e nella vita
si impara, impara chi vuole imparare, che nessuno appartiene alla terra dov’è
nato, dove l’hanno messo al mondo. Che nessuno è di nessun posto. Alcuni
cercano di mantenere l’illusione e si costruiscono nostalgie, sensi di
possesso, inni e bandiere. Tutti apparteniamo ai luoghi dove non siamo stati
prima. Se esiste nostalgia, è per le cose che non abbiamo mai visto, per le
donne con cui non abbiamo mai dormito, e per gli amici che non abbiamo avuto,
per i cibi nella pentola ancora non assaggiati. Questa è la vera e unica
nostalgia.
[...]
Sono certo, più che certo, sia questo il pensare d'ogni essere che
decide di lasciare casa; casa dove è stato il primo latte avuto dal seno
dell'origine, latte non grasso, latte mai bastante. Per dunque vado, a mio
distacco solo pochi cuori, come fiori alla rugiada, tremeranno. Questo è si, il
mio pensare mentre in gruppo di non conosciuti fratelli taciti camminiamo .. e
camminiamo per paesaggi non noti, paesaggi da subito scordare, per sentieri non
segnati e, nell'irraggiungibile orizzonte prove e ostacoli e fame e sete e
timore d'ogni straneità d'uomo ancor più del lontano, buio mugolo d'affamata
belva. Impossibile non sentirsi legato al gruppo come per un vizio antico,
elementare, innocente; pare perfino il legame in giovane età avuto con le
distese dei campi del villaggio natio, sembiante vinciglio alle radici fino
allora certe. Ad ogni passo è il cancello della identità, l'abbandono della
purezza arcaica rotta nel mio io, lentamente, inesorabilmente rotta. Spesso
tornano fantasmi di tempo andato forse presto, troppo presto abbandonati da
questo illogico, incognito pur fascinoso calcolo; forse sono in cerca di una
scorciatoia ch'ora pare più lunga e oltremodo più scomoda della stessa via,
forse è attrazione al solo fantasma che traspare e mostra un altro mondo, un
mondo più colorito dove sarà possibile avere una vita che ha peso, tempo e
lotta dove affermarsi. Al risveglio è ripresa di nuova energia che pervade di
me ogni cellula, il fiore che amerò avere è nuovamente bello, per forma de' petali,
per il profumo, il suo colore, e non per le sue similitudini con l'amore
mistico o qualche cosa d'altro. E' inganno nel qual credo e dove voglio stare?
No! Ora è il gruppo, ora è già nuova esistenza in essa nuovo amore, pari amore
come si ama il proprio sangue, la propria anima.
[...]
Nelle costernate attese,
livide, silenziose, soffoco nel petto grido di dolore; al pari è la stessa
asciuttezza conosciuta in giovine età, ma qui, al posto di leggeri mutamenti di
umori e sentimenti è possibile la catastrofe che schiaccia il cuore, che non da
tregua, una catastrofe condivisa con la lunga fila d'uomini e donne, madri e
mogli. Oh Dio, dove sei Dio ora che questa squallida ingiustizia può compiersi,
quasi sto in cerco di infero rifugio dove ben mi ritrovo, stanco. Come me tutti
e d'essi mi rammento in interezza, in ogni dove. Pensieri i miei pervasi da
folle di memorie e suoni di tamburi e balli dalla complessa decifrazione che
vanno al chiudermi la mente e la bocca tormentata, e se così sarà, gli occhi
avranno ancora lacrime da versare … Il nuovo è davanti a noi, è una distesa
liquida, infinita. Tante volte pensato in modo indistinto, non certo,
concettoso, adesso era lì immenso, era quello dunque il “Mare”! Per quanto
grande non era possibile immaginarlo tanto, il profumo fresco, salino staccava
la polvere, i pensieri ignoti. Il mio corpo ora, ancor più, pareva a me stesso
estraneo, la “grande distesa” nel mattino presto di quel sconosciuto giorno era
al mio sapere arcano, cupo, solo il nascente sole mi era commesso. Diveniva
leggero il gréve, involto fardello di adesso inutili cose, che nel cammino ho
con me tradotto allo spaccarmi la schiena. Tutti fin allora noi schiavi restii,
pur schiavi volutamente donati al barbaro.
[...]
Io soltanto fingo di non avere
paura, in fondo dovessimo morire al mondo non cambierà niente … .. ancora
nascosti, invisibili così come ci fu raccomandato tra il tanto verde, .. il
vento dell'attesa fa risuonare.
[...]
Navette di candidi uccelli agilmente, senza
apparente battito d'ala, volano; uccelli che con goffa lagnanza emettono non
felice richiamo. Quei suoni innaturali parevano dare avvertenza di prossimi
giorni non caldi, loro parlavano e noi tutti muti tra mucchi di erica bruna
talvolta appesa a complici alberi, noi unica eccezione al luogo, adesso, piano,
respiravamo. … Nessuno di noi avvertì il suo giungere; il barbaro con strani
abiti era venuto a contarci; a gesti ci fece intendere che avremmo dovuto
dividerci, fu come a chiederci di dividere quel che da tempo era divenuto il
nostro nuovo corpo.
[...]
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e c'era costui:
http://www.treccani.it/enciclopedia/giuseppe-maria-raffo_(Dizionario-Biografico)
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e c'era costui:
http://www.treccani.it/enciclopedia/giuseppe-maria-raffo_(Dizionario-Biografico)
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