Canto l’arme pietose e ‘l capitano
che ‘l gran sepolcro liberò di Cristo.
Molto egli oprò co ‘l senno e con la mano,
molto soffrì nel glorioso acquisto;
e in van l’Inferno vi s’oppose, e in vano
s’armò d’Asia e di Libia il popol misto.
Il ciel gli diè favore, e sotto ai santi
segni ridusse i suoi compagni erranti.
che ‘l gran sepolcro liberò di Cristo.
Molto egli oprò co ‘l senno e con la mano,
molto soffrì nel glorioso acquisto;
e in van l’Inferno vi s’oppose, e in vano
s’armò d’Asia e di Libia il popol misto.
Il ciel gli diè favore, e sotto ai santi
segni ridusse i suoi compagni erranti.
*
Come vede talor torbidi sogni
ne’ brevi sonni suoi l’egro e l’insano;
pargli ch’al corso avidamente agogni
stender le membra, e che s’affanni invano;
che ne’ maggior sforzi a’ suoi bisogni
non corrisponde il piè stanco e la mano;
scioglier talor la lingua e parlar vuole,
ma non segue la voce o le parole:
ne’ brevi sonni suoi l’egro e l’insano;
pargli ch’al corso avidamente agogni
stender le membra, e che s’affanni invano;
che ne’ maggior sforzi a’ suoi bisogni
non corrisponde il piè stanco e la mano;
scioglier talor la lingua e parlar vuole,
ma non segue la voce o le parole:
[…]
(Visioni dell’Arabo Solimano in procinto di morire per mano di Rinaldo, Canto XX, st. 105)
*
Contra i Cristiani i lividi occhi torse;
e lor veggendo omai lieti e contenti,
ambo le labbra per furor si morse;
e, qual tauro ferito, il suo dolore
versò mugghiando e sospirando fuore.
“Gran nemico delle umane genti” (il Diavolo, irato per la buona sorte cristiana).
*
O Musa, tu che di caduchi allori
non circondi la fronte in Elicona,
ma su nel Cielo infra i beati cori
hai di stelle immortali aurea corona.
Cosí all’egro fanciul porgiamo aspersi
di soave licor gli orli del vaso:
succhi amari ingannato intanto ei beve,
e da l’inganno suo vita riceve.
*

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