Le foglie adesso a cumuli ricadono,
i fiori di chi cura non durano
chi cura è andato alle sue tombe
ma i passeggini vanno rotolando.
Bisbigliano i vicini a destra e a manca
limitano il nostro vero piacere,
abili mani obbligate a gelare
derelitte su ginocchi solinghi.
Subito dietro sulle nostre tracce
i morti a centinaia Ahi gridano,
le braccia tese rigide al rimprovero
in attitudini d’amore fittizie.
Nel bosco saccheggiato rinsecchiti
i nani corrono a cercarsi cibo,
i gufi e gli usignuoli sono muti,
e l’angelo non si farà vedere.
Nette, irragiungibili, di fronte
sorgono le Montagne dell’Invece,
dalle loro fresche cascate e fonte
nessuno potrà bere eccetto in sogno.
*

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