La prima volta che viaggiai in bus,
in giugno, rivi di pioggia e vetrorotto,
come mollette
avrebbero allegato il paesaggio in memorie.
Fra i ginocchi una valigia di legno,
le poche cose dentro
scrollavano allo scivolare da un angolo all’altro.
Come mi vergognai: tutto il mondo sapeva cosa c’era.
Molte altre volte compii il viaggio,
anche molto più lontano.
la mia pelle divenne valigia,
ben pigiata di ognicosa: necessario e superfluo,
cotone o sintetico, verità e alibi, oggetti e ombre…
- senza tema di trasporto.
Quando per evitare sovraccarichi, tento di togliere,
la pelle diviene sottile, cadente, rugosa, secca
come da drastica dieta.
Ad ogni ritorno
gli oggetti non usati riempiono altri buchi
scaffali cassetti e di fantasia.
Solo pochi di essi
permangono l’anno sottopelle.
Ma dove raggiungo ora i ginocchi della nov’enne,
la coraggiosa sfinge, che allora
custodivano valigia quasivuota
piccolo reame ligneo?
*-

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