Rudolph Erich
Raspe (1737-1794)
Wunderbare Reisen
zu
Wasser und Lande,
Feldzüge und lustige Abentheuer
des
Freyherrn von Münchhausen,
wie er dieselben bey der Flasche im Cirkel seiner Freunde
selbst zu erzählen pflegt.
Des Freyherrn von Münchhausen
Eigene
Erzählung.
Ich trat meine Reise nach Rußland von Haus ab mitten im
Winter an, weil ich ganz richtig schloß, daß Frost und Schnee die Wege durch
die nördlichen Gegenden von Deutschland, Pohlen, Kur- und Liefland, welche
jeder Reisende, als fast noch elender, wie die nach dem Tempel der Tugend,
beschreibet, endlich, ohne besondere Kosten hochpreislicher wohlfürsorgender
Landes-Regierungen, ausbessern müßte. Ich reiste zu Pferde, welches, wenn es
sonst nur gut um Gaul und Reiter steht, die bequemste Art zu reisen ist. Denn
man riskiert alsdann weder mit irgend einem „höflichen“ deutschen Postmeister
eine Affaire d’honneur zu bekommen, noch von seinem durstigen Postillion vor
jede Schenke geschleppt zu werden. Ich war nur leicht bekleidet, welches ich
ziemlich übel empfand, jeweiter ich gegen Nordost hin kam. Nun kann man sich
einbilden, wie bey so strengem Wetter, unter dem rauhesten Himmelsstriche,
einem armen alten Manne zu Muthe seyn mußte, den ich in Pohlen unter einem
Haselbusche an der Heerstraße antraf, wie er so hülflos und schaudernd dalag
und kaum hatte, womit er seine Schaamblöße bedecken konnte.
Der arme Teufel dauerte mich von ganzer Seele. Ob mir nun
gleich selbst das Herz im Leibe fror, so warf ich dennoch meinen Reisemantel
über ihn her. Plözlich erscholl eine Stimme vom Himmel, die dieses Liebeswerk
ganz ausnehmend herausstrich und mir zurief:
Hohl mich der Teufel, mein Sohn, das soll dir nicht unvergolten bleiben!
Ich ließ das gut seyn und ritt weiter, bis Nacht und
Dunkelheit mich überfielen. Nirgends war ein Dorf zu hören, noch zu sehn. Das
ganze Land lag unter Schnee; und ich wußte weder Weg noch Steg.
Des Reitens müde stieg ich endlich ab, und band mein
Pferd an eine Art von spitzem Baumstaken, der über dem Schnee hervorragte. Zur
Sicherheit nahm ich meine Pistolen unter den Arm, legte mich nicht weit davon
in den Schnee nieder und that ein so gesundes Schläfchen, daß mir die Augen
nicht eher wieder aufgingen, als bis es heller lichter Tag war. Wie groß war
aber mein Erstaunen, als ich fand, daß ich mitten in einem Dorfe auf dem
Kirchhofe lag! Mein Pferd war anfänglich nirgends zu sehn; doch hörte ichs bald
darauf irgend wo über mir. Als ich nun empor sah, so wurde ich gewahr, daß es
an den Wetterhahn des Kirchthurms gebunden war und von da herunter hing. Nun
wußte ich sogleich, wie ich dran war. Das Dorf war nàhmlich die Nacht über ganz
und gar zugeschneyet gewesen; das Wetter hatte sich auf einmal umgesetzt; ich
war im Schlafe nach und nach, so wie der Schnee zusammen geschmolzen war, ganz
sanft herabgesunken; und was ich in der Dunkelheit für den Stummel eines
Bäumchens, der über dem Schnee hervorragte, gehalten, und daran mein Pferd
gebunden hatte, das war das Kreuz oder der Wetterhahn des Kirchthurmes gewesen.
Ohne mich nun lange zu bedenken, nahm ich eine von meinen Pistolen, schoß nach dem Halfter, kam glücklich...
I meravigliosi viaggi per mare e per
terra,
le campagne e le avventure divertenti
del Barone di Münchhausen,
come si pregia di narrarle egli stesso
presso la bottiglia al Circolo dei suoi
amici.
Narrazione
del Barone di Münchhausen in Persona.
Iniziai il mio viaggio verso la Russia, da
casa, nel mezzo dell’inverno poiché, molto giustamente, conclusi che il gelo e
la neve dovessero migliorare le vie attraverso le contrade nordiche della
Germania, della Polonia, Curlandia e Livonia, quali ciascun
viaggiatore descrive quasi più misere che quelle verso il tempio della virtù,
finalmente senza costi particolari per le reggenze regionali di alto valore che
ben provvedono. Viaggiai a cavallo, cosa che se peraltro non presenti
inconvenienti in quanto a animale e cavaliere, è la maniera più comoda di
viaggiare. Così infatti non si rischia né un Affaire
d’honneur con un qualche “gentile” cocchiere tedesco, nè di venire trascinati
davanti ad ogni taverna dal suo Postillon assetato. Ero vestito solo in modo
leggero, cosa che ritenni piuttosto negativa, man mano che procedevo verso
nordest. Ora ci si può immaginare come dovesse sentirsi con un tempo così
rigido, sotto il cielo più inclemente, un povero vecchio, incontrato in Polonia
sotto un nocciòlo presso la strada degli eroi, il quale giaceva tanto inerme e
tremante, e appena dotato di quanto poteva ricoprirgli le pudenda. Il povero
diavolo mi commosse con tutta l’anima. Se pur anche a me gelasse il cuore in
petto, gettai tuttavia su di lui il mio mantello da viaggio. Improvvisa tuonò
una voce dal cielo che rilevò eccellente questa opera d’amore e mi gridò: mi
porti il diavolo, figlio mio, questo non rimarrà senza ricompensa! Io lasciai
correre e cavalcai oltre finchè mi sopraffecero la notte e l’oscurità.
Da nessuna parte si udiva un borgo, né se ne vedevano. L’intero paese giaceva
sotto la neve; e io non riconoscevo né via né steccato. Stanco di cavalcare,
finalmente scesi, e legai il cavallo a una sorta di palo appuntito, che
emergeva dalla neve. Per sicurezza mi infilai le pistole sotto il braccio, mi
coricai nella neve non lontano di lì e feci un sonnellino tanto sano, che non
mi si riaprirono gli occhi se non a chiaro luminoso giorno fatto. Quale non fu
però la mia sorpresa, quando trovai che ero coricato in mezzo a un borgo nel
cimitero! Il mio cavallo dapprima non si scorgeva; tuttavia poco dopo lo udii
da qualche parte sopra di me. Appena guardai in alto accertai che era legato al
gallo segnavento del campanile e da là pendeva giù. Ora, capii subito quel che
dovevo fare. Infatti il borgo era stato completamente innevato durante la
notte; il tempo a un tratto era cambiato; nel sonno, io via via che la neve si
scioglieva, ero morbidamente disceso; e quello che nel buio mi era parso un
mozzicone d’albero che emergeva dalla neve, e a cui avevo legato il mio
cavallo, era la croce o il gallo segnavento del campanile. Senza stare tanto a
pensarci, presi una delle pistole, sparai alle redini, felicemente giunsi…
E
qualcuno ha abbreviato, in inglese:
Singular
travels, campaigns and adventures of Baron Munchausen
I set off
from Home on a journey to Russia, in the midst of winter, from a just notion
that frost and snow must of course mend the roads, which every traveller had
described as uncommonly bad through the northern parts of Germany, Poland,
Courland, and Livonia. I went on horseback, as the most convenient manner of
travelling; I was but lightly clothed, and of this I felt the inconvenience
the more I advanced north-east. What must not a poor old man have suffered in
that severe weather and climate, whom I saw on a bleak common in Poland,
lying on the road, helpless, shivering, and hardly having wherewithal to
cover his nakedness?
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Viaggi straordinari, campagne e avventure
del Barone di Münchausen
Partii da casa per un viaggio in Russia nel
mezzo dell'inverno, con la convinzione che gelo e neve avrebbero per forza migliorato le strade che ogni
viaggiatore aveva descritto come particolarmente brutte nelle regioni
settentrionali della Germania, in Polonia, Curlandia e Livonia. Andavo a
cavallo, il modo più comodo di viaggiare,
vestivo solo abiti leggeri, e di ciò sentivo gli inconvenienti più
procedevo verso nord-est. Cosa non doveva aver sofferto, con quel tempaccio
in quel clima rigido, un povero
vecchio che vidi in una distesa desolata in Polonia, steso sulla strada,
indifeso, tremante, con a malapena qualcosa
per coprire la sua nudità?
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